Un’arma puntata alla tempia del governo” il j’accuse di Saviano contro Cosentino

di Con­chita San­nino

Roberto Saviano

NAPOLI — “La vicenda dei rifiuti è stato un grande affare. Per la destra e per la sin­is­tra. E se un politico come Cosentino, inda­gato per i rap­porti con i casalesi, gode di un tale ascolto a Roma è per­ché ha un’arma pun­tata alla tem­pia del gov­erno: l’immondizia. Se vuole, può di nuovo riem­pire la regione di rifiuti”.

Roberto Saviano parla del “suo” Mez­zo­giorno alla vig­ilia dello snodo elet­torale, dei rifiuti che tor­nano sulle strade, delle col­lu­sioni della classe polit­ica, delle liste com­pi­late tradendo il codice etico. Ma anche delle “gigan­tesche respon­s­abil­ità” del cen­trosin­is­tra in Cam­pa­nia. Sono pas­sati quat­tro anni dall’exploit di Gomorra. Saviano è un trentenne che ris­erva alla sua terra un’analisi duris­sima. E dolente. “L’unica sper­anza è che la dias­pora dei lau­re­ati, che partono in mag­gior numero dalla Cam­pa­nia e dalla Sicilia, ter­mini. Che i gio­vani tornino per unirsi alla parte sana del ter­ri­to­rio”. Uno sguardo senza veli. “La sper­anza del Rinasci­mento è rip­ie­gata in Medioevo”.

Saviano, par­ti­amo da una con­trad­dizione. Il gov­erno riven­dica la soluzione strut­turale dell’emergenza, poi arriva un’inchiesta a rac­con­tare che quello del ter­moval­oriz­za­tore di Santa Maria La Fossa era un prog­etto in mano al clan dei casalesi, che coin­vol­geva il sot­toseg­re­tario cam­pano, Nicola Cosentino, inda­gato per con­corso in asso­ci­azione mafiosa.
“Tutta la vicenda Cosentino è interna all’emergenza rifiuti. Infatti l’emergenza ha por­tato valanghe di denaro in Cam­pa­nia, i con­sorzi sono diven­tati stru­menti di prebende, di ges­tione eco­nom­ica e occu­pazione del ter­ri­to­rio. I clan e la polit­ica si incon­tra­vano nei con­sorzi. Ci si chiede come mai un politico con queste pesanti accuse sia così tanto ascoltato da un primo min­istro. Un politico che per tutti sarebbe pesante da tenere vicino. Ma la let­tura che io fac­cio della vicenda è molto chiara. Nicola Cosentino ha un’arma che punta alla tem­pia del gov­erno: i rifiuti. Cosentino ha il potere di far saltare l’equilibrio che ha per­me­sso al gov­erno di elim­inare i rifiuti dalla Campania”.

Il leader cam­pano del Pdl eserciterebbe un tale potere di ricatto?
“Un politico come lui, nonos­tante debba risol­vere questo prob­lema, ed è giusto che lo risolva, per­ché ha tanto ascolto? La mia let­tura è che potrebbe, in meno di 48 ore, far tornare la Cam­pa­nia nella crisi. Per­me­t­tere un’altra volta alle strade di essere foder­ate di spaz­zatura. E questo, come immag­ine, sarebbe lo sgam­betto che l’opposizione attende al gov­erno Berlusconi”.

Ci fu uno scan­dalo anche all’ente Provin­cia di Caserta, per il cui rin­novo si vota a fine marzo. L’ex giunta, gov­er­nata dal Pd, aveva affidato lavori per grossi importi alla ditta ricon­ducibile allo strag­ista dei casalesi, il killer Giuseppe Setola.
“Certo. Questo avviene in una regione dove la vicenda rifiuti, sia chiaro, è stato il grande affare di destra e sin­is­tra, addirit­tura il grande affare che ha per­me­sso la costruzione di una classe di impren­di­tori. E addirit­tura, io direi, di una classe di gov­erno. La sin­is­tra, che in questa regione gov­erna da ben più di un decen­nio, ha avuto respon­s­abil­ità gigan­tesche. Quella sto­ria di Caserta è par­ti­co­lar­mente grave. La ditta della famiglia Setola fece un salto di qual­ità con i lavori ottenuti dalla Provincia”.

Vig­ilia delle region­ali. Il codice etico è appli­cato ai can­di­dati?
“No, la ques­tione morale non si pone pro­prio, si usa solo quando può diventare un argo­mento che fa appeal. In Cam­pa­nia, come in Cal­abria e in Sicilia, senza l’appoggio delle orga­niz­zazioni, non si può vin­cere. Certo, ci sono stati politici che ce l’hanno fatta senza il sostegno dei clan, ma hanno avuto bisogno di uno slan­cio, di una soci­età civile più attiva”.

Allo snodo del 2010, nutre sper­anze per il sud?
“Il Rinasci­mento di memo­ria bas­solini­ana oggi si è com­pi­uto in un Medio­evo. Da cam­pano e napo­le­tano non ho alcuna fidu­cia nella classe diri­gente cam­pana. Spero possa esserci un azzeramento”.

Non è dis­fat­tista, un inno alla man­canza di impegno?
“Forse sì. Ma mi sen­tirei falso a dire altro. L’unica sper­anza che ripongo è nel tal­ento delle per­sone. L’unica sper­anza è immag­inare che la dias­pora dei lau­re­ati cessi, che loro tornino a unirsi alla parte sana del ter­ri­to­rio”.
Roberto Saviano sor­ride amaro. “A volte, per darmi una sper­anza penso: tutti sono caduti, cad­ranno pure loro”.