Uno spettacolo-monologo diretto da Serena Sinigaglia, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa.
Approda a Parigi, dopo lo strepitoso successo registrato a Milano, lo spettacolo-monologo La bellezza e l’inferno di Roberto Saviano che il 21 giugno alle 20,30 sarà al Théâtre de la Ville per una recita unica. Saviano diventa “attore” e insieme testimone della sua vita blindata, dopo quasi quattro anni sotto scorta.
Lo spettacolo, diretto da Serena Sinigaglia, è stato rappresentato finora soltanto al Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa che ne è il produttore, nell’autunno 2009 e nel febbraio scorso con il tutto esaurito. La tappa parigina assume dunque grande rilievo dopo il successo riscosso oltralpe dal libro di Saviano, Gomorra (Editions Gallimard 2007) e dall’omonimo film premiato a Cannes nel 2008.
Nello spettacolo-monologo La bellezza e l’inferno (che è anche un libro edito da Editions Robert Laffont 2010) sono confluiti scritti e racconti che hanno preceduto e seguito Gomorra. È un avvincente monologo che racconta come la parola, da sola, possa rappresentare oggi l’unica forma di resistenza. Come possa opporsi ai poteri, a testimonianza che la verità, nonostante tutto, può ancora esistere. La parola riacquista la sua centralità proprio nel teatro e attraverso il teatro. Non a caso questo progetto è nato al Piccolo, che ha nel “teatro civile” uno dei suoi punti di forza.
Dalla rivolta degli immigrati di Castelvolturno, in provincia di Caserta, dopo la strage di camorra nel settembre 2008, alle canzoni di Miriam Makeba; dalle note di Michel Petrucciani ai goal di Lionel Messi; dall’incredibile storia di Varlam Šalamov al ricordo appassionato di Ken Saro Wiwa, che ebbe la forza di opporsi a una delle più grandi multinazionali del petrolio: Roberto Saviano, narratore, racconta le storie di coloro che hanno usato il proprio talento per sconfiggere l’inferno.
“Teatro civile per noi significa proprio questo”, spiega Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro di Milano: “dare spazio alla parola che esprime tutta la sua forza dirompente al di fuori di contesti che la deformano. Con la messa in scena di Serena Sinigaglia, brillante regista che con il Piccolo ha all’attivo un lungo percorso di collaborazione, Roberto Saviano vince un’altra scommessa: quella di dar corpo e voce al suo messaggio e alle sue emozioni in un confronto diretto, direi fisico, con il pubblico del teatro, al di là delle amplificazioni mediatiche. Siamo orgogliosi di portare questo spettacolo al Théâtre de la Ville, al quale ci lega una comune sensibilità e una collaborazione che ha già dato e darà grandi risultati”.
“La verità è ciò che più mi ossessiona. Sul palco io cerco di raccontarla”
Il teatro è uno spazio altro, altro dai media, altro dai fogli. Né piazza né stanza. Nei teatri si va ad ascoltare chi non può più parlare altrove. Si sceglie di discutere dei nuovi percorsi, guardandosi in faccia, sentendo rimbalzare le proprie parole sui corpi di chi ti è di fronte. Sentendosi con l’olfatto gli uni con gli altri. E la parola “civile” mi piace vederla accanto al termine “teatro”: l’unione di questi arti giustapposti credo possa essere utile non per l’aggiunta di valore che dà a un progetto o a una dimensione artistica, quanto perché dimostra sin dove quella dimensione artistica possa arrivare, colmando ciò che manca. Fuori dal teatro e dall’arte, manca un’inchiesta, manca il racconto di una tragedia, manca una mappatura di possibili felicità, manca chi dà eco alle urla, manca chi riscrive storie, chi trova colpevoli, chi fa cronaca, chi fa bibliografie di testimonianze.
E il paradosso è che proprio il teatro, in assoluto il luogo della menzogna, della rappresentazione della finzione, diventa talvolta il luogo della verità possibile. Una verità messa a fuoco attraverso strumenti che non rendano semplice ciò che è complesso, ma che rendano ciò che è complesso quantomeno visibile e leggibile. La verità è ciò che più mi ossessiona. E sul palco cercherò di raccontarla attraverso le storie di coloro che hanno usato il proprio talento per sconfiggere l’inferno.
Roberto Saviano
Lo spettacolo viene rappresentato a Parigi nell’ambito della rassegna Face à face, paroles d’Italie pour les scènes de France, promossa dall’Eti in collaborazione con l’Istituto italiano di Cultura di Parigi, che vede anche due rappresentazioni di un’altra produzione del Piccolo Teatro, “Giusto la fine del mondo” di Jean-Luc Lagarce per la regia di Luca Ronconi.
Così ne parla la stampa italiana
“Un monologo penetrante, stravolgente… Saviano racconta che bellezza e felicità tolgono terreno all’inferno, l’inferno della violenza, della menzogna, del cinismo, della prevaricazione, della mancanza di rispetto di sé e del prossimo, della guerra, dei lager e dei gulag, insomma a tutti gli inferni”.
Magda Poli, Corriere della Sera
“Le parole che Saviano pronuncia, con doti di recitazione innate, non alla televisione, non da un palco in una piazza, non in una conferenza, ma in un teatro, suonano ancora più forti e più intense. La magia del luogo, il buio, gli sguardi ravvicinati, il ritmo e i tempi suggeriti dalla regia di Serena Sinigaglia, seducono il pubblico”.
Carlo Brambilla, la Repubblica
“Roberto Saviano ha scelto il teatro… Tranquillo, come probabilmente ha imparato a sembrare. I soliti occhi di brace. La lingua fluida e perversa, capace di ‘recitare’ roba atroce con la atonicità che gli attori inglesi inseguono per tutta la vita…”.
Rita Sala, Il Messaggero
“Mi sono trovato di fronte a una performance di teatro-narrazione esemplare per misura, sobrietà, eleganza intellettuale… Il fatto che queste aguzze testimonianze siano affidate alla voce stessa di chi le ha scritte imprime loro uno spessore di verità che emoziona e commuove”.
Renato Palazzi, Il Sole – 24 Ore
“…sul palcoscenico stavolta non c’è l’attore che cerca di riscattare il quotidiano nella finzione. C’è un trentenne che il quotidiano non ce l’ha più, per cui queste due ore occhi negli occhi non sono un evento, ma uno spiraglio di libertà. Di vita”.
Andrea Pedrinelli, Avvenire
“Teatro politico? O forse non piuttosto vita, la nostra vita e quella degli altri, da condividere, da raccontare? Fabulatore nato, Saviano ci guida attraverso le parole con voce piana che ne dilata la sacralità per dirci di bellezze che nascono dal sacrificio anche stremo, di orrori che perpetuano la violenza più efferata”.
Maria Grazia Gregori, l’Unità
“La bellezza e l’inferno”
di e con Roberto Saviano
regia Serena Sinigaglia
luci Claudio De Pace
produzione Piccolo Teatro di Milano– Teatro d’Europa
Foto di scena Serena Serrani.


