Non è facile vedere la luce in fondo al tunnel.

Gomorra di Roberto Saviano è un bel libro, forte e crudo, ma anche molto chiaro.

Chiaro nello spie­gare come la Camorra (o meglio, il Sis­tema) sia prima di tutto una gran­dis­sima potenza eco­nom­ica. Non è facile vedere la luce in fondo al tun­nel (ammesso che ci sia) fino a quando il Sis­tema sarà cento volte più attrat­tivo nei con­fronti dei gio­vani rispetto a qual­si­asi altra prospet­tiva. Ma non sta solo lì la sua forza. Si estende anche alla polit­ica, alla gius­tizia, all’informazione, al tes­suto sociale stesso. E’ quasi ovunque. Inter­es­sante soprat­tutto la sec­onda parte, a com­in­ciare dalla sto­ria di Don Pep­pino Diana, un prete che ha provato a met­tersi con­tro i boss e che è stato subito ammaz­zato e fatto spro­fon­dare nel silen­zio, o dell’insegnante che ha accettato di essere tes­ti­mone di un rego­la­mento di conti a cui aveva assis­tito, finita in iso­la­mento, senza nes­suno accanto e con mille prob­lemi sul grop­pone. Due sto­rie acco­mu­nate dalla pre­oc­cu­pante indif­ferenza. Ora ho deciso di pren­dermi una pausa per­ché penso che se avessi letto subito dopo La Casta la voglia di espa­tri­are sarebbe stata troppa (che poi manca poco che me ne vado dall’Italia, ora che ci penso). Mi sono dato quindi al mai delu­dente Lut­tazzi, di cui cito una bat­tuta sul tema: “Come si fa a scon­fig­gere la malavita orga­niz­zata? Com­in­ci­amo col non votarla alle elezioni.”