Incredibile incontro parigino con Roberto Saviano.

Ph. © Ser­ena Serrani

Tanto di dormire non c’e verso.

Sono troppo emozionata.

E allora tanto vale scri­vere. Scri­vere per real­iz­zare meglio quello che è suc­cesso poco fa, scri­vere per tes­ti­mo­ni­are, scri­vere per met­tere ordine ai pen­sieri che stanno bal­lando nella mia testa al ritmo delle più sfre­nate melodie della Festa della Musica che fuori sta con­tin­uando ad infi­ammare animi (ed “ani­mali”) Parig­ini. Certo non scrivo per ricor­dare, per­ché quel che ho vis­suto stasera è davvero indimenticabile.Spettacolo di Roberto Saviano a Parigi, The­atre de la Ville. Entra in scena quasi chiedendo il per­me­sso, un ragazzo che potremmo aver incon­trato al bar, una figura famil­iare, uno di noi. Subito viene investito da una marea di applausi che sem­brano non finire mai. Il teatro è pieno. Tutti si alzano e applaudono “a pri­ori”, come si dice spesso da queste parti. Penso che molti non siano lì per lo spet­ta­colo, in realtà, ma per avere l’opportunità di res­pi­rare la stessa aria di un vero eroe dei nos­tri giorni. Uno dei pochi. Per poter vedere di per­sona il ragazzo che ha saputo met­tersi in gioco (e gio­carsi tutto) per cam­biare le cose. Per­ché lui non ci stava. Lui non ci sta. Ed ha il cor­ag­gio di dirlo, costi quel che costi. Finito l’applauso, iniziano due ore di rac­conti, di pas­sioni, di sto­rie vere, di metafore, di lacrime, di applausi, di pub­blico let­teral­mente rapito dalle parole di Roberto. Non mi dilungo sul con­tenuto dello spet­ta­colo per­ché trovate tutto facil­mente su Inter­net e rac­con­tato meglio di quanto potrei fare io ora in stato semi-confusionale.

Andi­amo al sodo. Ho abbrac­ciato Roberto Saviano. Un’esperienza che, oserei dire, ha del metafisico, con­siderando che l’abbiamo visto in una sorta di non-luogo tutto nero, dove non saremmo dovute essere. Sem­brava tal­mente irreale che se non avessi le foto quasi quasi direi di aver vis­suto una sorta di allucinazione.Abbiamo abbrac­ciato una per­sona che pochi pos­sono avvic­inare. Che vedi­amo via stream­ing o di cui leg­giamo gli arti­coli o i libri. Abbi­amo abbrac­ciato un ragazzo come noi, ma molto più coraggioso.

Con Rosa, gli abbi­amo dato dei fiori, cosci­enti del fatto che era ben poca cosa rispetto alla grandezza di quello che lui fa anche per noi ogni giorno e alle emozioni che ci aveva appena fatto vivere. Dei fiori e una let­tera, espri­men­dogli con poche parole e tanta com­mozione come lui sia per noi un punto di rifer­i­mento impor­tante, come da Parigi lo seguiamo sem­pre, come ci dia la forza di credere che un’italia diversa sia pos­si­bile, un’italia dove vor­remmo tornare, se le cose cam­bi­assero… ma per ora non ne abbi­amo il cor­ag­gio. E lui è per noi la sper­anza che un’Italia diversa sia pos­si­bile, un’Italia cor­ag­giosa, giusta, mer­i­to­crat­ica, dove a pagare sono “i cat­tivi”, e non “i buoni”, come nelle fav­ole che ci rac­con­ta­vano da bam­bini. Allora esiste vera­mente, questo “tes­ti­mo­nial del non-senso ital­iano”. So che non gli piace essere chiam­ato eroe, ma come altro definirlo? Saviano esiste, resiste, e sta pagando il conto per tutti.

E stavo là, davanti a Roberto Saviano, in quel non luogo tutto nero di un dietro le quinte sconosci­uto, accanto a Fabio Fazio che ci sor­rideva, tra le mani una copia del suo ultimo libro appena auto­grafata, con un misto di felic­ità e rab­bia, com­mozione e grat­i­tu­dine, con­fu­sione ed incredulità, amarezza ed orgoglio. Roberto ci ha ringrazi­ato, con molta umiltà, quasi più stupito di noi di trovarsi in quel dietro le quinte nero, e con uno di quegli sguardi dei suoi, cosi pro­fondi che riesci solo a immag­inare lon­tana­mente quello che possa esserci dietro. No, non pos­si­amo pro­prio immag­inare. Noi che dopo lo spet­ta­colo siamo andate con degli amici a giron­zo­lare per le stra­dine del cen­tro di Parigi a man­giare un gelato ital­iano ascoltando ora un gruppo rock, ora della musica da dis­coteca, ora dei per­cus­sion­isti magre­bini. Noi che rien­tri­amo in appar­ta­menti “monolo­culi” che ci sem­bran sem­pre troppo pic­coli, che ci stanno stretti. Noi che pos­si­amo uscire lib­era­mente, pren­dere un treno o un aereo all’ultimo min­uto, guardare le vetrine o spingerci nella folla e bal­lare per strada. Noi che a volte ci sen­ti­amo un po’ vigli­ac­chi di aver las­ci­ato la nos­tra Italia come dei cap­i­tani che abban­do­nano la nave che sta affon­dando. No, noi non pos­si­amo capire. Non ci ren­di­amo conto.

Però pos­si­amo e dob­bi­amo rea­gire. Lo sguardo di Roberto è un richi­amo. Ci obbliga a rea­gire. A fare qual­cosa per cam­biare le cose. L’Italia si merita un’Italia migliore. Da troppo tempo. Da oggi. Anche da Parigi.
Gra­zie Roberto per avercelo ricordato. Gra­zie per essere venuto a trovarci, la sera della Festa della Musica, la prima sera d’estate.
Torna quando vuoi! E la prossima volta, dopo lo spet­ta­colo, andi­amo a pren­dere una birra insieme!
Irene