Gomorra, dolore e rabbia.

Ci sono vari motivi per­ché tutti gli ital­iani, o almeno un buon numero, si sen­tano in dovere di leg­gere Gomorra.

Patrizia Cau

Primo fra tutti per­ché è con dolore e rab­bia che dob­bi­amo accettare che il suo gio­vane autore debba vivere sotto protezione. 

Infatti, la sua vita è minac­ciata, da quelle stesse orga­niz­zazioni malav­i­tose, che sono appunto l’oggetto del libro. Nello speci­fico, la Camorra. Non leg­gerlo, vuol dire non vol­ere sapere, che esiste una realtà, dove è duro vivere, res­pi­rare, pen­sare o guardare, lavo­rare, ma anche morire. Vuol dire, non vol­ere sapere, che tante vite sono intrap­po­late in una dimen­sione davvero irreale, dove la morale più banale è un lusso, dove quello che muove tutto e decide su tutto è il tor­na­conto eco­nom­ico. Questa è la vera essenza, di queste orga­niz­zazioni, dove i soldi incro­ciano vite umane, e le annien­tano. Il busi­ness, senza se e senza ma, il busi­ness estremo, come certi sport estremi, dove infatti ogni tanto muore qual­cuno, in questo invece si muore sem­pre. Leg­gerlo, vuol dire tes­ti­mo­ni­are sol­i­da­ri­età umana, al di là di qual­si­asi bar­ri­era, o con­fine geografico, men­tale, politico, sociale, e cul­tur­ale. Questo per­ché, è vero che come diceva Fal­cone: “La mafia, o le orga­niz­zazioni malav­i­tose, sono fenomeni umani, e come tali hanno un inizio, e avranno una fine”, sarà per questo, che li abbi­amo las­ciati soli, con­tro una macchina che non si ferma mai? Per­ché è sem­pre in movi­mento, come un fiume che insegue sem­pre il suo corso, costi quel che costi. Ed i costi sono alti, i guadagni altissimi, dal tes­sile al cemento al rici­clag­gio del denaro sporco, all’ultima fron­tiera dai guadagni illim­i­tati del busi­ness eco­logico. Questo, riporta il libro, ed è un fiume in piena, di cose note ma anche poco note, tutte asso­lu­ta­mente vere e doc­u­mentabili da chi­unque; che messe tutte insieme, danno i bri­v­idi. Lo scon­forto è grande, il senso d ‘impotenza è forte, il futuro è quanto mai opaco. Ma sarebbe ingiusto dare solo questa con­no­tazione al libro di Saviano. E’ vero, è un libro inchi­esta, o romanzo– inchi­esta o un lungo viag­gio nell’impero eco­nom­ico della camorra, come dicono molti, ma non è solo questo, per­ché è molto di più. Tra i fatti, fra le righe, scorre poe­sia, scorre let­ter­atura al servizio dell’inchiesta. Scor­rono sen­ti­menti, dolore tan­gi­bile dell’autore per quella sua terra così ormai abban­do­nata a sé stessa. Scorre rab­bia per l’impotenza di fronte ad un des­tino che nes­suno vor­rebbe per i pro­pri com­pa­tri­oti. La rab­bia di dover mol­lare, oppure restare e soc­combere, per­ché non c’è lib­ertà di scelta di vita diversa, per chi nasce nei posti dove la camorra è sovrana, è un urlo che attra­versa tutto il libro. Saviano scrive bene, e non solo in senso gior­nal­is­tico. Scrive come uno scrit­tore maturo, dove il dolore è la sua cal­ligrafia, chiara, forte, riconosci­bile. Le parole scor­rono, come i fatti: forti e potenti, e questo fa paura. Leg­giamolo e con­sigliamolo, fac­ciamo che questo tam tam apra le coscienze e le menti delle per­sone che amano la gius­tizia, ma soprat­tuto l’uomo.