Festival delle Letterature: Roberto Saviano protagonista a Massenzio.
di Giuseppe Talarico
La serata speciale del festival delle letterature di Roma, interamente dedicata a Roberto Saviano, con cui si è conclusa la manifestazione culturale, è iniziata con un saluto pronunciato e rivolto da Maria Ida Gaeta, direttrice artistica del festival, agli scrittori e agli artisti che quest’ anno hanno partecipato al grande evento. Maria Ida Gaeta, parlando del libro di Roberto Saviano, ha sostenuto che lo scrittore, autore di Gomorra, ha suscitato una reazione nella società italiana ed è riuscito a scuotere la coscienza civile del nostro paese, descrivendo fenomeni criminali di cui in precedenza nessuno aveva parlato.
Gomorra, secondo l’opinione di Maria Ida Gaeta, è un libro che per la sua struttura narrativa e la sua cifra stilistica si situa nella tradizione di un genere letterario che combina il giornalismo d’inchiesta con la letteratura civile. Il regista del festival di quest’ anno Fabrizio Arcuri, prima che Roberto Saviano comparisse sul palco della basilica di Massenzio, gremita oltre ogni limite dai suoi ammiratori e dai suoi lettori, ha fatto scorrere sul grande schermo le immagini che ritraevano le copertine del libro Gomorra, tradotto in oltre cinquanta paesi.
Anna Buonaiuto, attrice di grande talento e bravura, ha letto, con intensa partecipazione emotiva e assumendo la giusta intonazione con la voce, ampi brani tratti da un saggio contenuto nell’ultimo libro pubblicato da Roberto Saviano intitolato ‘La Bellezza e L’Inferno’, edizione Mondadori. In questo scritto Saviano racconta come è cambiata la sua vita, dopo il clamoroso successo di vendite ottenuto con la pubblicazione di Gomorra.
Essendo esposto al rischio di uccisione da parte della criminalità organizzata, da oltre tre anni vive con la protezione della scorta, che gli è stata data dallo Stato per proteggerne l’ incolumità personale. Non è riuscito in questi anni ad avere una casa in locazione poiché i proprietari delle abitazioni, riconoscendolo, sono stati sopraffatti dalla paura e dal terrore, e per questo motivo si sono rifiutati di sottoscrivere un contratto di affitto.i
Come racconta in questo suo libro, ha continuato a scrivere i suo saggi giornalistici per raccontare con un metodo d’analisi sorprendente per efficacia e profondità il fenomeno criminale nei suoi diversi aspetti, in anonime stanze di albergo, in case di amici, cambiando continuamente luogo di residenza per proteggere la sua vita. Per Saviano la scrittura ha un valore di resistenza, poiché lo scrittore è convinto che sia necessario descrivere la criminalità e farla conoscere alla pubblica opinione, per aiutare il nostro Paese a liberarsi da questo fardello oppressivo e incompatibile con i valori della democrazia.
Nel saggio di Saviano, letto da Anna Buonaiuto, compare una citazione di Albert Camus molto profonda: “L’inferno ha un solo giorno, poi, inevitabilmente la vita ricomincia”. Roberto Saviano non ha letto un racconto, come accade abitualmente con gli scrittori presenti a Massenzio. Il suo racconto si è snodato e sviluppato mentre sul grande schermo, collocato sullo sfondo del palco di Massenzio, comparivano delle fotografie che ritraevano donne vittime della mafia, criminali noti per la loro crudeltà e ferocia, oggetti appartenenti a persone affiliate alle organizzazioni criminali, luoghi degradati delle città meridionali controllati dai mafiosi e dai camorristi.
All’inizio della sua narrazione, emozionante e dolorosa, Roberto Saviano ha mostrato una fotografia nella quale compariva una donna vestita di nero. La donna immortalata dallo scatto fotografico si chiama Angela Donato. Abita e vive in un comune calabrese, il cui nome è Filadelfia. Angela Donato è la madre di Santino Panzarella, ucciso dalla ‘ntrangata per avere avuto una storia d’amore con la moglie di un boss, Angela Barducca, mentre il marito era in carcere. Infatti secondo le regole che valgono nel mondo della ‘ndrangata la moglie di un boss, quando questi si trovi in carcere, non deve avere relazioni sentimentali con altri uomini.
In seguito Saviano ha mostrato la foto di un’altra donna attempata vestita di nero. Questa donna è Anna Galati; è la madre di Valentino, un altro giovane uomo eliminato dalla ‘ndrangata per avere avuto un rapporto d’amore con Angela Barducca. Cristian, il fratello di Valentino, conosce il nome e l’identità delle persone che hanno ucciso il fratello. Queste persone sono gli amici che Valentino frequentava, con cui divideva le sue giornate e i momenti di tempo libero.
Cristian decide di incendiare la macchina che apparteneva ad uno di questi ragazzi, che ha partecipato all’ uccisione di suo fratello per spirito di obbedienza verso la ‘ndrina, malgrado vi fosse l’amicizia. Per avere compiuto questo gesto, Cristian viene picchiato, aggredito, gravemente ferito e crocifisso contro un albero. Malgrado l’efferatezza e la crudeltà della aggressione, Cristian, prima di morire nell’ospedale di Bari, riesce ad indicare ad un infermiere i nomi dei responsabili della morte del fratello e del pesante pestaggio che ha subito.
Secondo Saviano questo racconto, tragico e doloroso, dimostra che le regole codificate dalla ‘ndrangata comportano, in molti casi, per gli affiliati il sacrificio della amicizia e del rispetto della vita delle persone, quando e nei casi in cui un cittadino calabrese ha agito consapevolmente per infrangerle. Saviano ha mostrato le foto delle giovani donne vestite di nero in Calabria e in Campania, le quali, rimaste vedove dopo che il marito è stato ucciso, non possono sposarsi se prima non siano trascorsi sette anni di tempo.
Questa regola sembra avere un significato teologico e religioso. In realtà si impone alla donna del boss un lungo periodo di solitudine, per impedire che possa fornire le preziose informazioni, relative alle organizzazioni criminali, e di cui è depositaria, ad altri uomini. Inoltre le donne vestite di nero simboleggiano tragicamente il rapporto costante che gli esponenti della criminalità hanno con la morte. Il senso di superiorità degli uomini cosiddetti d’onore, secondo Saviano, dipende e si basa sulla accettazione della morte.
Per questi criminali incalliti, spesso privi di cultura e rozzi, la possibilità di morire in qualsiasi momento è accettata con un atteggiamento mentale, che esclude la paura e l’angoscia derivante dalla fine della vita. Saviano ha mostrato le fotografie dei cimiteri, costruiti in provincia di Caserta, dagli esponenti della camorra, in previsione delle vittime che le guerre di camorra sono destinate inevitabilmente a provocare. Per i criminali il confine che separa la vita dalla morte è sottile e quasi inesistente. Sanno di essere in guerra, per affermare la loro egemonia sugli affari e l’economia meridionale.
Saviano ha mostrato una foto in cui comparivano le scene del funerale, tenutosi dopo la famosa strage di Duisburg, in cui vennero uccisi in Germania gli esponenti della ‘ndrina di San Luca. Ciò che colpisce in queste scene è l’ostentazione esagerata del dolore da parte dei parenti delle vittime dell’agguato mafioso, attraverso il quale di solito s’ nvia un messaggio alla fazione opposta, per informarla che hanno prodotto un grande e sconfinato dolore. In una foto, che ritraeva alcuni oggetti trovati nel portafoglio di una vittima della faida mafiosa, Saviano ha fatto notare acutamente che vi era la carta di credito, l’immagine della madonna di Pompei e quella della famiglia dell’uomo ucciso.
Ogni oggetto trovato nel portafoglio della vittima svela aspetti fondamentali della mentalità criminale. La carta di credito evoca il potere economico e gli affari, la famiglia si riferisce alla società naturale che offre protezione, la madonna di Pompei viene considerata una figura sacra che intercede in favore dei criminali con Dio. Gli uomini d’onore sono prigionieri e dominati da una contraddizione religiosa. Infatti sono consapevoli di agire in molti casi con grande crudeltà per affermare la loro egemonia criminale, ma, pur di ottenere il perdono divino per il male compiuto, necessario per assicurare la sopravvivenza della loro organizzazione, si affidano alla madonna di Pompei.
Il santuario della madonna di Polsi, situato vicino a San Luca, è sostenuto e finanziato con le elargizioni concesse dagli esponenti della ‘nadrangata di tutto il mondo. Questo racconto antropologico di Saviano dimostra che, accanto allo sviluppo economico, vi è una sorprendente ed inquietante arretratezza culturale. Secondo la recente denuncia fatta dall’Onu il fatturato delle organizzazioni criminali e meridionali, mafia, ‘ndrangata e camorra, ammonta ad oltre 1OO miliardi di Euro, soldi e capitali che in tempi di crisi rischiano di penetrare nel sistema finanziario globale.
Salvatore Mancuso, di cui Saviano ha mostrato la foto che lo ritrae con una espressione decisa e risoluta, è l’uomo che per conto della ‘ndrangata mantiene i contatti tra la Colombia e la Calabria, in riferimento alla produzione e alla diffusione della cocaina in tutto il mondo occidentale. La villa elegante e raffinata in cui vive in Colombia è stata fotografata e mostrata al pubblico di Massenzio. Salvatore Mancuso è laureato in scienze agrarie, ha vissuto per molti anni all’estero, lontano dalla Calabria, è un uomo d’onore abituato a coltivare gli affari con abilità ed intelligenza.
Secondo Saviano per capire e comprendere i caratteri fondamentali che definiscono la mentalità ed il potere del crimine organizzato con radici nel sud Italia e legami con le principali nazioni del mondo, occorre ed è necessario tenere presente che le decisioni importanti vengono prese nei piccoli comuni. Il potere criminale si annida nei piccoli comuni non, come sbagliando suppongono alcuni osservatori, nelle grandi città. La città è troppo grande, dissolve ed attenua i legami tra le persone e rende impossibile osservare le regole poste alla base del crimine organizzato.
A quanti lo hanno criticato per avere raccontato e descritto il volto e la fisionomia peggiore del nostro paese, parlando nel suo libro del crimine organizzato, Saviano ha risposto sostenendo che, per modificare e superare condizioni intollerabili di illegalità diffusa in Italia, è necessario dire la verità senza provare timori di sorta. Saviano ha elencato alla fine del suo lungo e doloroso racconto, con cui ha parlato di una parte dell’Italia ferita dalla violenza criminale, i comuni, le cui amministrazioni sono state sciolte perché ritenute conniventi con la criminalità nel meridione d’Italia.
Alla fine ha letto una bellissima poesia di Borges, in cui il grande poeta Argentino indica le cose belle per cui vale la pena di vivere, malgrado la presenza del male nel mondo. Roberto Saviano è ormai uno scrittore maturo, che con uno sguardo critico e penetrante è riuscito a capire l’antropologia dei criminali meridionali, il cui immenso potere economico rappresenta una grave minaccia per la democrazia Italiana e Occidentale.