Da Bombay a Scampia.

Vikram Chan­dra e Roberto Saviano su let­ter­atura e criminalità

Due scrit­ture a con­fronto, due realtà che si spec­chi­ano l’una nell’altra.

di Alessan­dra Rota

Una stretta di mano, un sor­riso, qualche parola scam­bi­ata in inglese: Vikram Chan­dra e Roberto Saviano si sono conosciuti ieri in un albergo romano. Saviano arrivava da Milano, con un ritardo che gli ha imped­ito di parte­ci­pare alla pre­sen­tazione della ser­ata finale del Fes­ti­val Inter­nazionale delle Let­ter­a­ture, dove stasera saranno pro­tag­o­nisti. Due libri, Giochi sacri e Gomorra, stesso edi­tore, Mon­dadori, diverse sto­rie unite da un sot­tile filo, quello del sangue, col­ore sim­bolo di mafia e camorra; due città, Napoli e Bombay.

SAVIANO Ho letto il romanzo di Chan­dra e mi sono stupito di trovare una forma let­ter­aria così sim­ile alla mia. Anche nei temi abbi­amo molte affinità. Non sem­brano esserci bar­riere di emisferi.

CHANDRA Ho avuto la copia pilota di Gomorra (a set­tem­bre uscirà negli Stati Uniti per la Far­rar Strauss, ndr). Ormai le orga­niz­zazioni crim­i­nali sono inter­nazion­ali e hanno una visione azien­dale del crim­ine. Siamo di fronte a impren­di­tori che allargano ovunque i loro affari loschi. All´inizio degli anni ´90 un alto fun­zionario della polizia di Bom­bay, che poi è diven­tato mio amico, mi diceva che uno dei prob­lemi sarebbe stata la mobil­ità inter­nazionale del crim­ine. Mi fece un esem­pio usando un mito della nos­tra tradizione, l´Idra dalle mille teste: ne schi­acci una e ne salta subito fuori un´altra. Una metafora per dire quanto si era impreparati a fron­teggiare questa entità. Oltre­tutto i servizi seg­reti sono piut­tosto rilut­tanti a pas­sare infor­mazioni ai col­leghi di altri paesi.

SAVIANO Vor­rei sot­to­lin­eare un altro ele­mento comune: la for­mazione del boss. Sia in India che nell´Italia del Sud essi seguono un´etica che definirei cin­e­matografica. Il boss si iden­ti­fica con Scar­face, cer­cando di creare intorno a sé un´aura leggen­daria, epica. E l´epica è la carat­ter­is­tica che — me ne sono accorto leggendo Giochi sacri — rende i due rac­conti glob­ali e sim­ili. È la let­ter­atura ad avvic­inare le due scrit­ture, la cronaca pura e sem­plice li allon­tanerebbe. Il let­tore si deve ritrovare in quello che legge, quello che accade non accade solo a Scampia o a Mum­bai, non è un mondo altro, ma è quello in cui vive. Ecco, l´affinità tra me e Chan­dra è anche questa, l´umanizzazione delle storie.

L´elemento reli­gioso è molto forte sia per Ganesh Gaitonde, il gang­ster indi­ano descritto da Chan­dra, che per i clan di camorra di cui parla Saviano.

CHANDRA La reli­giosità è un ele­mento fon­da­men­tale della malavita. Ho incon­trato uno dei capi del racket e gli ho domandato: ma come diavolo fai, tu che sei veg­e­tar­i­ano, che pratichi lo yoga, a uscire e ammaz­zare? «Era tutto già scritto», è stata la sua risposta, «sto svol­gendo il ruolo che mi ha affidato Dio». Un vero self ser­vice della reli­gione. Il crim­ine orga­niz­zato dovrebbe essere laico ma nes­suno di loro rin­uncerebbe mai ad una rap­p­re­sen­tazione teatrale. Come il boss di Bom­bay di qualche tempo fa che è rius­cito a farsi eleg­gere e ora ha un seg­gio in Par­la­mento. Quando ti deve par­lare si affac­cia dal bal­cone, che una volta era un sem­plice ter­razz­ino, adesso ci sono le statue di tutte le divinità più impor­tanti dell´India. Così si sente in buona com­pag­nia. Quat­tordici anni fa durante i dis­or­dini e gli atten­tati che scon­volsero il paese anche tra i capi­mafia c´erano dis­tinzioni reli­giose: uno era il pro­tet­tore dei musul­mani, l´altro era indù ma ora tutto si è nor­mal­iz­zato e l´unico vero Dio sono i soldi.

SAVIANO I boss napo­le­tani sono reli­giosi, ma al mas­simo liv­ello: sono calvin­isti. Hanno l´ossessione dell´investimento, dell´articolazione eco­nom­ica del loro potere. Chan­dra parlava di un gang­ster che, nonos­tante uno stile di vita dici­amo esem­plare, esce e uccide. In questi giorni si è ria­perta la faida a Scampia dove gli Spag­noli, vin­centi, hanno preso tra le loro fila alcuni dei Di Lauro. Come garanzia hanno chiesto l´eliminazione degli amici. Che sono infatti stati mas­sacrati “in ami­cizia”, den­tro un´automobile, nei luoghi che conosce­vano. È l´orrore della trage­dia greca. E, anche se sem­bro monot­ono, è la nuova, ter­ri­bile epica.

Gaitonde il pro­tag­o­nista di Giochi sacri assomiglia a Bernardo Proven­zano, con un suo codice, una sua moral­ità; in Gomorra ci sono tanti clan che for­mano una strut­tura mutante, un Sis­tema in con­tinua evoluzione. Quali sono le differenze?

CHANDRA La mafia in India ha cam­bi­ato nome adesso c´è la Com­pany, l´azienda che si occupa, per esem­pio, di man­tenere i col­lega­menti con l´industria del cin­ema. Non molto tempo fa è uscito un film che si inti­tolava Realtà e parlava di un ragazzetto che si era trovato invis­chi­ato nell´universo della mala: ha vinto un pre­mio impor­tante e il giorno della pre­mi­azione sul palco si è pre­sen­tato il fratello di uno dei più potenti boss del paese. È un cir­colo vizioso e vis­chioso: la forza della nar­razione usata per denun­ciare il male e il cat­tivo che addirit­tura con­segna il riconosci­mento. Le mie sorelle lavo­rano nell´industria cin­e­matografica, sono sem­pre sotto ricatto; il cin­ema è tradizional­mente in India il portafoglio della malavita. C´è anche un fenom­eno nuovo nella “vec­chia mafia”: gli adepti non ven­gono più pescati negli strati poveri della popo­lazione. I gio­vani che entrano nell´Organizzazione a volte hanno stu­di­ato all´Università. Come due fratelli della Com­pany. Uno si è lau­re­ato in ingeg­ne­ria a Lon­dra e lavora con stru­menti ad alta tec­nolo­gia, ancora estranei al nos­tro paese. I primi satel­li­tari, com­puter, sis­temi di trasfer­i­mento di fondi da un posto all´altro apparten­gono ai boss. Lo Stato è sem­pre tre passi indietro.

SAVIANO Ancora un´analogia: i boss del clan dei Casalesi sono tutti figli di pro­pri­etari ter­ri­eri, sono borgh­esi; il clan dei Nocerino ha inter­pel­lato esperti della Sor­bona per tute­lare i pro­pri inter­essi in Borsa. Augusto La Torre stu­dia psi­canal­isi. Sono tutti all´avanguardia tec­no­log­ica. Quando trovarono Francesco Schi­avone, detto San­dokan, sco­prirono i suoi appalti nel Pc. In Italia la crim­i­nal­ità è un molti­pli­ca­tore di prof­itto, non più un sis­tema paras­si­tario come poteva essere la mafia tradizionale. Gli avvo­cati quando difendono gli impren­di­tori “perse­gui­tati” sosten­gono in tri­bunale che «la loro vera colpa è solo il potere eco­nom­ico». Nelle inter­cettazioni si dis­cute esclu­si­va­mente di prof­itti e inves­ti­menti. In una, in par­ti­co­lare, sulla vicenda dei rifiuti, c´è un boss che si definisce un Re Mida al con­trario: trasfor­mava tutto in mon­dezza. Leggendo Chan­dra mi sono reso conto che in India è molto più chiaro il con­cetto che la mafia è un´organizzazione impren­di­to­ri­ale. Da noi nes­suno definirebbe un camor­rista impren­di­tore, eppure è così. L´immaginazione col­let­tiva sulla camorra, sul Sis­tema come ormai si definisce, è defor­mato dalle fic­tion degli anni Settanta.

La cul­tura della morte unisce Napoli e Bombay?

CHANDRA La filosofia di base è: «Ho dovuto farlo fuori»; c´è un detto popo­lare che recita: «Quando vieni annegato dall´acqua, prima fai fuori». La morte è l´atto finale, è la firma di un con­tratto, è una fac­cenda di costo, ricavo e perdite.

SAVIANO L´ordinarietà della morte coin­cide con la mia vita, sono nato a Napoli. Ridurre tutto alla definizione “tanto sono bestie san­guinarie” non basta. La morte è una sot­trazione, rispetto ad una fer­rea log­ica eco­nom­ica. Ricordo una tele­fonata tra il capo­zona di Scampia e un sicario, pre­oc­cu­pato di aver fatto fuori la per­sona sbagli­ata. Alla domanda: «Com´è andata?» rispose: «Ho dovuto buttare le scarpe altri­menti sporcavo tutto di sangue». La cul­tura della morte è fon­da­men­tale, rende tutto più fas­ci­noso, istin­tivo, è il con­tro­canto alle regole non scritte del cap­i­tal­ismo: tempi feroci, veloci, rapaci.

Roberto Saviano, dopo la pub­bli­cazione di Gomorra è stato minac­ciato e gira sotto scorta, recen­te­mente Salman Rushdie ha rice­vuto altre minacce. Gli scrit­tori sono pericolosi?

CHANDRA Sono un sim­bolo di peri­colosità, per­ché insul­tano la pre­sunta dig­nità di qual­cuno. Che poi sono i boss, machi per definizione, i quali si pavoneg­giano in questa viril­ità esager­ata, si sentono lesi nella loro maestà. Sono ben ambi­en­tati nelle fiction.

SAVIANO Lo scrit­tore è il sim­bolo della peri­colosità per­ché non svela nulla ma dif­fonde; il let­tore sceglie e facendo questo pro­tegge lo scrit­tore. Mi hanno insul­tato chia­man­domi buf­fone, il boss Di Lauro ha ordi­nato di non leg­germi. Si sentono vio­lati per­ché io li rac­conto. Dopo la mia intim­i­dazione ce n´è stata un´altra, a Lirio Abbate, in Sicilia. Loro si ali­men­tano del silen­zio, la let­ter­atura fa paura al crim­ine organizzato».