Come liberare l’Italia da Berlusconi? Roberto Saviano in esclusiva per micromega.net

MicroMega

Cit­ta­dini senza rap­p­re­sen­tanza, elezioni in ven­dita, per­ché sul con­flitto di inter­essi del pre­mier l’opposizione depone le armi? per­ché nes­suno occupa il seg­mento elet­torale di un “par­tito” della legal­ità? Questo, e molto altro, nella risposta di Roberto Saviano al ques­tionario di MicroMega su “Come lib­er­are l’Italia da Berlus­coni”, al quale, nel numero spe­ciale “Berlus­con­ismo e fas­cismo (2)”, in edi­cola da mart­edì 1 marzo, rispon­dono anche Margherita Hack, Euge­nio Scal­fari, Rossana Rossanda, Mas­simo D’Alema, Bar­bara Spinelli, Wal­ter Vel­troni, Marco Travaglio, Furio Colombo, Pier Luigi Bersani, Ser­gio Chi­ampar­ino, Anto­nio Padel­laro, Pan­cho Pardi, Anto­nio Di Pietro, Ezio Mauro, Ser­gio Cof­ferati, Gior­gio Cre­maschi, Luigi De Mag­istris, Luciano Gallino, Nichi Ven­dola, Dario Fo.

Il ques­tionario di MicroMega e la risposta di Roberto Saviano

MICROMEGA — Da tutte le parti si invoca “unità” per lib­er­are l’Italia dal regime anti­de­mo­c­ra­tico di Berlus­coni. Spesso, tut­tavia, le varie com­po­nenti dell’Italia che ancora si riconosce nella Cos­ti­tuzione repub­bli­cana non accettano nep­pure di dialog­are, di dis­cutere insieme. Per con­trastare questa ten­denza, MicroMega si riv­olge a per­son­al­ità di diverso ori­en­ta­mento, nella sper­anza che almeno la pre­messa dell’azione comune, la comune dis­cus­sione, possa avviarsi subito. L’intervento che sol­leciti­amo parte pro­prio da questa urgenza: le elezioni sono sem­pre più prob­a­bili, e di fatto cos­ti­tuiranno un ref­er­en­dum sulla pretesa di Berlus­coni di avere tutti i poteri, facendo strame della Costituzione.

Per difendere/realizzare la Cos­ti­tuzione nata dalla Resistenza, quale ipotesi di alleanza elet­torale ritieni la più aus­pi­ca­bile, nell’ambito di quelle che giu­dichi prat­i­ca­bili con un voto che avverrà con il sis­tema “Por­cata”, che assegna al primo schiera­mento, anche se minori­tario, il 55% dei seggi? Con quale sis­tema pensi dovrebbe essere scelto il can­didato pre­mier, il cui nome è obbli­ga­to­rio per cias­cun schiera­mento? Le pri­marie di coal­izione (e con quali modal­ità) oppure un diverso tipo di con­sul­tazione? E quale per­son­al­ità giu­dichi la più adatta per una coal­izione repub­bli­cana vincente?

Tutti i sondaggi ril­e­vano che una quota tra il 40% e il 50% del corpo elet­torale è tal­mente dis­gus­tato da tutti i par­titi che prevede di non recarsi alle urne o di decidere all’ultimo min­uto (turan­dosi il naso, si pre­sume, e scegliendo un “meno peg­gio”). D’altro canto nel 2008 il Pd alla Cam­era otteneva circa 12 mil­ioni di voti, alle europee dell’anno suc­ces­sivo 8 (e i voti del 2008 erano quelli di una scon­fitta!), e la dis­af­fezione ha con­tin­u­ato a crescere. Non è esager­ato ipo­tiz­zare che rispetto ai con­sensi che garan­tirono due vit­to­rie elet­torali, e tenuto conto dell’incremento degli aventi diritto, manchino oggi cinque o sei mil­ioni di voti. Sono i mil­ioni di voti che prob­a­bil­mente faranno la dif­ferenza e decider­anno dell’esito elet­torale, a sec­onda di quanti ne saranno recu­perati (o di altri che saranno ulte­ri­or­mente perduti).

Quale pensi sia la strada migliore per recu­per­arli? Sol­lecitare nell’alleanza la pre­senza di una o più liste civiche, di “soci­età civile”, con can­di­dati tutti non di par­tito (la “Por­cata” ha il van­tag­gio che den­tro un’alleanza nes­sun voto va dis­perso, se una lista non rag­giunge il quo­rum per avere par­la­men­tari i suoi voti si dis­tribuis­cono su quelle che ne eleg­gono), lim­i­tarsi ad aprire le liste di par­tito a qualche indipen­dente, o puntare uni­ca­mente su leader e can­di­dati di partito?

Roberto Saviano

ROBERTO SAVIANO — Rispon­dere a queste domande non è cosa sem­plice per una serie di ragioni. La prima è che forse bisognerebbe par­tire anal­iz­zando il sis­tema elet­torale ital­iano e cer­care di capire se davvero risponda alle nos­tre esi­genze. Se il nos­tro voto, che si trasforma in seg­gio, rispetta le istanze di rap­p­re­sen­ta­tiv­ità che l’Italia ha nel suo com­p­lesso e nelle diverse realtà ter­ri­to­ri­ali. Evi­den­te­mente no. Per come sem­bra stiano andando le cose, gli ital­iani non si sentono rap­p­re­sen­tati in maniera adeguata, non conoscono i pro­pri politici di rifer­i­mento e di fatto non hanno scelto loro di man­darli in Parlamento.

A questo aggiungo alcune con­sid­er­azioni di natura diversa. Davvero un sis­tema elet­torale, come è il nos­tro, pro­porzionale con pre­mio di mag­gio­ranza e sbar­ra­mento, può portare con tutti i suoi lim­iti alla dram­mat­ica situ­azione che sti­amo vivendo? Io credo di no. Mi spiego meglio. Ad ogni elezione, soprat­tutto nelle comu­nali e nelle region­ali, e soprat­tutto nelle regioni del sud Italia, la prat­ica della com­praven­dita dei voti è ormai prassi dif­fusa. Sono anni che se ne parla. Sono anni che ne scrivo, arrivando addirit­tura, in occa­sione delle ammin­is­tra­tive in Cam­pa­nia a chiedere l’intervento dell’Osce, di osser­va­tori esterni in grado di garan­tire il cor­retto svol­gi­mento delle elezioni. E in quell’occasione l’Osce mi rispose che dei suoi rap­p­re­sen­tati sareb­bero inter­venuti a patto che fosse stata uffi­cial­mente fatta richi­esta dalle isti­tuzioni ital­iane. L’invito non arrivò mai, né il Pdl, né il Pd riten­nero nec­es­sario far mon­i­torare quelle elezioni che erano forte­mente a rischio.

Tempo dopo ho scritto (non solo, ne ho anche par­lato durante la trasmis­sione “Vieni via con me”) di come, in Cam­pa­nia e in Cal­abria si potessero acquistare voti e quindi seggi e quindi rap­p­re­sen­tanza polit­ica con pochi euro. Non nascondo che sono rimasto stupito da come le mie parole, che poi erano state le parole e le denunce di molti altri prima di me, non abbiano scon­volto l’opinione pub­blica. Mi ha stupito che non sia iniziato un movi­mento di indig­nazione col­let­tiva su come il nos­tro voto, la nos­tra parte­ci­pazione alla vita polit­ica venga costan­te­mente tra­dita. La polit­ica poi ha assunto, per sua stessa natura, un carat­tere sem­pre più medi­atico, di con­seguenza le forze politiche che non sono ospi­tate nei talk show, che non vanno in tele­vi­sione, che non ven­gono citate sui quo­tid­i­ani, prati­ca­mente non esistono. Pos­sono for­mare liste, pos­sono pro­porre can­di­dati, ma non potranno ottenere seggi se non rag­giun­gono lo sbar­ra­mento in atto nel nos­tro sis­tema elettorale.

Le elezioni sono alle porte, si dice, e a me sem­bra una minac­cia più che una lib­er­azione, ma prima di votare, questa volta, mi piac­erebbe che il sis­tema elet­torale venisse mod­i­fi­cato, dal momento che il pre­mio di mag­gio­ranza che doveva servire per garan­tire la gov­ern­abil­ità a scapito della rap­p­re­sen­ta­tiv­ità è stato comunque tra­dito dalla man­canza di armo­nia e di scelte con­di­vise all’interno delle coal­izioni che sono costan­te­mente par­al­iz­zate dal fuoco amico che non per­me­tte di fare le riforme che ser­vono. Poi, tenere conto dei con­dizion­a­menti esterni che il voto subisce – voti acquis­tati per 50 euro, per la spesa di una set­ti­mana, per una ricar­ica al cel­lu­lare, e il con­flitto di inter­essi che riguarda il pres­i­dente del con­siglio e su cui sem­bra che l’opposizione abbia da tempo deposto le armi – aiuterebbe a capire in che senso dovrebbe andare la rimod­u­lazione del sis­tema elet­torale e la sua effet­tiva util­ità, se tutto il con­torno non viene modificato.

Fatta questa lunga pre­messa, un metodo in teo­ria valido per poter indi­vid­uare il leader politico sareb­bero le pri­marie, quando siano svolte in osser­vanza delle regole, quando la direzione cen­trale di un par­tito abbia la forza di imporre la linea anche in aree più prob­lem­atiche. Quando ci si domanda e si danno risposte cred­i­bili, ad esem­pio, su come sia stato pos­si­bile che in un solo pomerig­gio a Napoli abbiano ader­ito al Pd in seim­ila. Chi erano tutti quei nuovi iscritti, chi li aveva rac­colti, chi li aveva man­dati a fare incetta di tessere? Da chi è for­mata la base di un par­tito che a Napoli e provin­cia conta più di 60.000 tesserati e 10.000 in provin­cia di Caserta? Per­ché non ci si domanda se è nor­male che il solo Caser­tano abbia più iscritti dell’intera Lom­bar­dia, se non sia curioso che in alcuni comuni, alle ultime elezioni provin­ciali, i voti effet­ti­va­mente espressi in favore del par­tito erano infe­ri­ori al numero delle tessere? Se non si è in grado di gestire in maniera rego­lare le pri­marie allora bisogna ser­e­na­mente ren­dersi conto che esse rap­p­re­sen­tano solo un ris­chio di infil­trazione esterna. E quindi dismetterle.

R. Saviano ph. © LIFE

Credo infine che la polit­ica la deb­bano fare i politici. Mi spiego. È impor­tante che chi abbia il com­pito di rap­p­re­sentare i cit­ta­dini, nella loro pos­si­bil­ità di sen­tirsi parte di un mec­ca­n­ismo che non gli deve essere estra­neo, si sia for­mato nella mil­i­tanza e nella prat­ica demo­c­ra­t­ica. Agli intel­let­tuali e ai gior­nal­isti, il dovere di osser­vare, con­trol­lare e anal­iz­zare. Un’osmosi tra tali ruoli potrebbe essere ris­chiosa, anche se è accaduto che intel­let­tuali come Vaclav Havel o André Mal­raux abbiano dimostrato che in alcune cir­costanze la pre­senza di intel­let­tuali in polit­ica può dare ottimi frutti.

Cor­rado Guz­zanti in uno dei suoi esi­la­ranti monologhi faceva iro­nia sul fatto che Berlus­coni fosse entrato in polit­ica a destra per­ché, dec­i­mato la Democrazia Cris­tiana da Mani Pulite era lì che c’era un seg­mento libero, un posto da occu­pare. A sin­is­tra, invece, si sarebbe dovuto met­tere in fila. Io aggiungo, senza alcuna iro­nia, che in Italia un seg­mento libero in questo momento c’è, ed è quello che abbia come punto di partenza la legal­ità, che dia ai cit­ta­dini non solo la sen­sazione, ma la con­sapev­olezza che un par­tito, una coal­izione, prima di puntare il dito ed essere intran­si­gente verso il pro­prio avver­sario politico lo sia con se stesso e che pro­prio quella intran­si­genza verso se stesso lo legit­tima a pre­tendere cor­ret­tezza e trasparenza dagli altri.

Gli elet­tori non chiedono altro che pot­ersi fidare, non chiedono altro che assis­tere final­mente ad assun­zioni di respon­s­abil­ità. Gli elet­tori sareb­bero pronti a per­donare e a siglare nuovi patti di fidu­cia a con­dizione però che li si tratti con onestà, che gli si chieda scusa. La sen­sazione è che i cit­ta­dini con­tin­u­ano a scen­dere in piazza senza che i politici prestino davvero atten­zione a quello che in quelle piazze viene detto. Dietro i “dimet­titi” e i “se non ora quando”, c’è l’urlo dis­per­ato di chi sa che dopo questa fase non c’è luce, non si vede speranza.

Prima degli scan­dali, prima ancora di dare per con­cluso un processo che si sta per cel­e­brare, di argo­menti con cui coin­vol­gere l’opinione pub­blica la sin­is­tra ne avrebbe tan­tis­simi, ma le divi­sioni interne non devono dis­trarre da pre­messe e obi­et­tivi comuni che sono la base per riac­quistare la fidu­cia di quegli elet­tori che, al con­fronto elet­torale, faranno la differenza.