Cafiero de Raho a Saviano: “le sue pagine hanno aiutato noi pm”.

Roberto Saviano al processo Spartacus

NAPOLI — «Roberto Saviano è un uomo libero, è un cit­tadino che non ha mai abban­do­nato il suo impegno per la legal­ità. Così come si è impeg­nato finora, nel suo ruoloe coni mezzi che gli com­petono, il min­istro Roberto Maroni. Quindi, fran­ca­mente, non riesco a capire questa polem­ica. E tan­tomeno com­prendo lo spir­ito di questa rac­colta di firme con­tro lo scrit­tore Saviano. La sua scelta non è solo da ammi­rare, ma da sostenere e con­di­videre». Fed­erico Cafiero de Raho, procu­ra­tore aggiunto della Direzione dis­tret­tuale anti­mafia, è soprat­tutto la memo­ria stor­ica della lotta all’ impero dei casalesi. All’ alba degli anni Novanta, da gio­vane sos­ti­tuto, Cafiero aprì quel fas­ci­colo giudiziario a cui diede il nome di Spar­ta­cus, poi diven­tato il maxi processo che ha inflitto, in via defin­i­tiva, sedici ergas­toli a boss come Francesco Schi­avone, come Cic­ciotto Bidognetti e lo stesso Anto­nio Iovine, appena cat­turato dopo quindici anni di lati­tanza. Procu­ra­tore Cafiero, per lei è un altro cer­chio che si chi­ude. Come giu­dica la vio­lenta polem­ica che investe l’ autore di Gomorra? «Penso che la tes­ti­mo­ni­anza di Saviano vada val­u­tata nel suo insieme, in tutto quello che di impor­tante ha sem­i­nato la sua opera. Sono uno di quelli che può tes­ti­mo­ni­are diret­ta­mente del val­ore e dell’ impor­tanza che l’ opera di Saviano ha prodotto nell’ azione di con­trasto al clan dei casalesi. Sul piano cul­tur­ale e civile, e sul piano più “politico” dell’ atten­zione e dell’ appro­fondi­mento medi­atico». Può spie­gare come è avvenuto questo cam­bi­a­mento? « Un esem­pio con­creto. Alla con­clu­sione del processo Spar­ta­cus di primo grado ricordo che eravamo cir­con­dati da un grande, gen­erale silen­zio. Se ne occu­pa­vano solo i cro­nisti locali, eppure si proces­sa­vano boss per reati gravis­simi e con­tin­uati nel tempo, eppure la sola req­ui­si­to­ria del pm durò 52 udienze, quanto dura in media un intero processo. Al verdetto di sec­ondo grado, invece, dopo l’ esplo­sione di Gomorra, sem­brava che il paese intero si fosse accorto di che cosa erano i casalesi, e cosa sig­nifi­ca­vano per l’ econo­mia e il con­dizion­a­mento della democrazia in alcuni ter­ri­tori». Se c’ è un “prima” e un “dopo” nell’ approc­cio con i casalesi, lo si deve al fenom­eno Gomorra? «Banal­mente, non si può dimen­ti­care quello che ha fatto Saviano. L’ inver­sione di rotta dipende da due cose: il libro di Saviano non è una mera ricostruzione giudiziaria, ma una modal­ità nar­ra­tiva che ha con­sen­tito a tutti di capire che cosa c’ era dietro l’ impero dei casalesi; e poi Saviano non si è fer­ma­toa fare un libro di suc­cesso. Ha con­tin­u­ato a par­lare di legal­ità, ha sfidato i boss, pur non essendo un uomo delle isti­tuzioni». Lei ha seguito “Vieni via con me”? Cosa pensa della denun­cia sulle infil­trazioni della ’ ndrangheta al nord? «Certo, ho sen­tito Saviano e ho notato che si riferiva ad ele­menti che derivano da indagini. Ecco per­ché non trovo scan­daloso che abbia voluto richia­mare il peri­colo di infil­trazioni crim­i­nali lad­dove un deter­mi­nato par­tito, avendo un mag­giore radica­mento, ha un numero mag­giore di espo­nenti esposti a quel tipo di ris­chio. Non è mi è sem­brata un’ accusa di col­lu­sioni. Anzi, lo stesso ris­chio lo denun­ci­amo da sem­pre in Cam­pa­nia, e nes­suno si scan­dal­izza». Maroni ha sbagliato ad arrab­biarsi? «Non voglio entrare nel gioco delle ragioni e dei torti. Anche il min­istro Maroni ha mer­iti impor­tanti, è stato a Caserta tante volte, ha fatto inter­venire l’ esercito, ha dato mag­gior sostegno allo slan­cio inves­tiga­tivo. Per­ciò non capisco la polem­ica» Le firme con­tro Saviano hanno un senso? « No. È un uomo che per­corre una strada, indica un modo.E tanti dovreb­bero seguirlo». — CONCHITA SANNINO