Accuse di plagio, scagionato Saviano. “Continuo a dare fastidio”.

Accuse di plagio, scagionato Saviano. “Continuo a dare fastidio”.

Saviano a Che tempo che fa

«A volte la verità è più forte del fango». Tira un sospiro di sollievo, Roberto Saviano. E non nasconde la sua soddisfazione: il Tribunale di Napoli gli ha dato ragione, respingendo la tesi degli editori di Cronache di Napoli e Corriere di Caserta, secondo cui lo scrittore avrebbe utilizzato per la stesura di «Gomorra» parti di loro articoli. Con lo stesso provvedimento il Tribunale ha condannato gli editori per aver pubblicato pezzi che attingevano da articoli di Saviano. Niente plagio, dunque. E niente ombre. Lunga, del resto, la querelle tra lo scrittore e i due quotidiani locali. «Spero che questo provvedimento metterà finalmente a tacere chi, in questi anni, soprattutto in Campania, ha tentato di delegittimare il mio lavoro».
Perché spesso c’è chi non crede a quanto scrive?
«In realtà c’è una insofferenza per chiunque racconti le contraddizioni del proprio territorio. Al Sud, poi, se racconti cosa accade ad un grande pubblico nazionale o internazionale generi come un senso di fastidio. Un ”ce lo doveva spiegare lui” o ”eccolo un altro che vuole farsi pubblicità”. È un meccanismo tipico. Tutto deve sempre galleggiare, un gioco a somma zero. Quando emergi, ed emergi con delle verità, è come se tradissi la tua gente. Io invece volevo mostrare le storie che racconto. Con il mio stile, le loro rivelazioni, i loro dati, il mio modo di vedere le cose. Volevo e voglio arrivare al pubblico più ampio possibile. Continuo a credere che raccontare sia l’unico, vero atto d’amore che io sia riuscito a realizzare verso la mia terra».
Sente anche il peso dell’invidia, nonostante il successo ma pure la sua condizione permanente di uomo blindato e minacciato dalla camorra?
«L’invidia con il tempo ho iniziato a comprenderla. Le cattiverie verso chi diventa noto sono infinite, tipico meccanismo italiano. Ma ormai ci sono abituato. Confesso che mi fa anche molto ridere venire a sapere qual è l’ultima invenzione, l’ultima calunnia, l’ultima fesseria. Persone mai conosciute che si dichiarano mie amiche, leggende metropolitane, accuse gratuite. ”Il libro l’ha copiato da quello, io so che gliel’ha scritto quell’altro”. Nessuno mi vede mai per la vita che faccio. Sono fiero di questo livore. Come mi ha detto Salman Rushdie, ”quando smetterà questo fastidio significherà che le tue parole non arrivano più a nessuno”. Lo credo. Perciò continuerò a dare fastidio a questa schiera che non mi sopporta. Così come continuerò a cercare di avere una vita normale, per quanto possibile».
Ma le accuse di plagio erano davvero pesanti…
«La verità è che a Napoli in molti non sopportano che storie che stavano sotto gli occhi di tutti sono divenute problema di attenzione internazionale attraverso il mio racconto letterario. La critica è necessaria ed è importante confrontarmi con essa. Ma purtroppo spesso è solo bile. Come questa accusa di plagio che subiscono tutti gli scrittori che hanno venduto tanto. Umberto Eco, Dan Brown, Susanna Tamaro: appena superi una certa soglia di copie, c’è sempre qualcuno che spunta e dice che l’hai plagiato. È la regola».
Come ha vissuto le critiche del sociologo Dal Lago in ”Eroi di carta”? E le accuse in tv di Fede?
«Devo dire che in parte mi divertono. Perché vedo vecchie e fumose categorie utilizzate su di me, errori di lettura incredibili fatti sul mio libro e i miei articoli. Gran parte delle accuse vengono costruite senza aver letto davvero ciò che ho scritto, attribuendomi cose mai dette o frasi smezzate. A nessuna di tali critiche ho voluto rispondere per non dare dignità ad argomenti affrontati in questa maniera».

f.d.c.
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