Gomorra” approda a teatro ma Saviano non può andarci.

Napoli dal caso let­ter­ario la piece con­tro la camorra

Dice Roberto Saviano che “se i teatri si riem­pi­ranno per Gomorra, allora il pub­blico diven­terà pericoloso”.

di Ful­vio Bufi

Da quello che si è visto ieri sera a Napoli ci sarà molto peri­colo. Per la prima della traspo­sizione teatrale del romanzo che è diven­tato un best seller (quasi un mil­ione di copie ven­dute) non solo in Italia ma anche in Ger­ma­nia e Olanda, e che è stato tradotto in tren­tuno lingue, il Mer­cadante si è riem­pito com­ple­ta­mente e le repliche che andranno avanti fino al 18 novem­bre las­ciano prevedere altret­tanta affluenza di pub­blico. Un suc­cesso che dal punto di vista teatrale è a scat­ola chiusa per il lavoro curato dal reg­ista Mario Gelardi, che con Saviano real­izzò il copi­one quando il libro non era diven­tato ancora un “caso”. E infatti nella prima ver­sione non c’era il monol­ogo che intro­duce gli spet­ta­tori nel mondo del Sis­tema. In teatro risuo­nano le parole che Roberto Saviano pro­nun­ciò poco più di un anno fa da un palco nella piazza di Casale di Principe, quando sfidò i camor­risti delle famiglie casalesi con quel “non valete niente e ve ne dovete andare” che i clan non gli hanno per­do­nato. Frasi dure che por­tano lo spet­ta­tore diret­ta­mente nello spir­ito del lavoro. In cui com­paiono non tutti ma molti dei per­son­aggi rac­con­tati nelle pagine del romanzo. Ivan Cas­tiglione veste i panni dello scrit­tore, Ernesto Mahieux quelli del sarto Pasquale, che solo guardando un paio di pan­taloni è capace di dire quanto dur­eranno prima di con­sumarsi o di “ammos­cia­rsi addosso”, e che in una fab­brica clan­des­tina gestita da un prestanome dei boss real­izza abiti che poi finis­cono nei guardaroba delle star di Hol­ly­wood. Addirit­tura riconosce come opera sua quello che Angelina Jolie indossa alla notte degli Oscar. Il pub­blico riconosce ogni per­son­ag­gio (nel cast anche Anto­nio Ian­niello, Giuseppe Miale di Mauro, Francesco di Leva e Adri­ano Pan­ta­leo). In platea non c’è uno che non abbia letto il libro, che non abbia seguito l’odissea che oggi Saviano è costretto a vivere, sotto scorta per­ché i casalesi gliel’hanno giu­rata. Ed è chiaro che alla prima di GOMORRA teatrale gli spet­ta­tori avreb­bero voluto incontrarlo,Saviano. Avreb­bero voluto applaudirlo. Ma lui è stato il grande assente di quest’appuntamento.

Ques­tioni di sicurezza, ovvi­a­mente. Per la sua ultima uscita pub­blica, poche set­ti­mane fa ancora a Casale di Principe, furono schierati perfino i tira­tori scelti sui tetti dei palazzi, ma qui non sarebbe stato pos­si­bile mil­i­ta­riz­zare il teatro. Quindi meglio evitare. Però gli appas­sion­ati dello scrit­tore prob­a­bil­mente dovranno aspettare poco per incon­trarlo, anche se solo attra­verso lo schermo tele­vi­sivo. Sabato prossimo Roberto Saviano dovrebbe essere ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Sarebbe la sua sec­onda apparizione in trasmis­sioni tv ( a parte le inter­viste al TG1) dopo quella al roto­calco tele­vi­sivo di Enzo Biagi. E non è finita. Per­ché in pri­mav­era GOMORRA sarà anche un film, diretto da Mat­teo Gar­rone e con Toni Servillo tra i pro­tag­o­nisti. Ma per adesso c’è il teatro, e il lungo applauso trib­u­tato dal pub­blico del Mer­cadante a Gelardi e agli attori. Ma soprat­tutto a Saviano.