Lucariello ed Ezio Bosso — Cappotto di Legno
regia di Gabriele Salvatores e Fabio Scamoni. Il video è stato finanziato e prodotto da Mtv, per dire no a tutte le mafie.
Non potevo non scrivere di Roberto. Ha la mia età, ha respirato i miei stessi luoghi, ascolta la musica che mi accompagna da sempre. Il suo coraggio lo ha sepolto vivo in un cappotto di legno” come gridavano i ragazzini vedendolo entrare in un’auto blindata per il semplice fatto che la nostra gente odia guardasi allo specchio. Gomorra non è altro che questo, uno specchio molto lucido di questo paese. L’ho fatto con il mio strumento, il rap, la lingua delle fogne. E’ una poetica da combattimento che non lascia spazio alla pietà. E’ il racconto della gelida azione di un killer del quale conosci ogni vizio e ipocrisia, che ascolta mielose canzoni d’amore prima di stenderti in una pozza di sangue. Per non sembrare istigatore di un omicidio ho chiesto a Roberto l’autorizzazione a diffondere questo pezzo e lui ne ha compreso le reali intenzioni. Saviano non è l’autore del pezzo. Mi sono ispirato alla sua vicenda, e alla nostra terra.
È nata poi l’esigenza di dare spessore alle mie parole e ho sentito il bisogno di qualcosa in più di una semplice base musicale. Non è un caso se l’amico e complice Alessio Bertallot ha portato le mie orecchie a pietrificarsi nell’ascoltare la bellezza dell’opera del maestro Ezio Bosso con il Buxusconsort. Dopo pochi giorni è nata una versione del pezzo senza compromessi: basso e cinque archi contro un rapper, una danza fluida dove ognuno resta indipendente e strettamente coerente con la propria natura pur creando un’incredibile armonia tra elementi, all’anagrafe così distanti. Questo e stato possibile solo grazie allo staff di Ezio, di persone che innamoratesi del progetto hanno offerto tutte le loro professionalità dal gruppo The Buxusconsort: Giacomo Agazzini, Claudia Ravetto, Roberta Bua, Roberto Tarenzi, Giorgio Boffa al sound engineer Andrea Bergesio.
Ho immaginato un mare di persone, indistinte, immobili davanti a me. Il viso pallido, nessuna espressione, nessun colore se non il bianco e il nero. Poi, inaspettatamente, uno di loro solleva una mano. Qualche secondo incerto, e sullo sfondo ne scorgo un’altra, di mano. Come un onda leggera, lentamente, ognuno alza la sua mano mentre qualcuno se la guarda, come se quella parte del corpo non gli fosse mai appartenuta. E mentre le mani si alzano, il pallore del volto si trasforma in colore e finalmente riconosco ogni singola espressione. Alcuni, addirittura, cominciano a camminare. L’indignazione, se illuminata, diventa ispirazione.
Lucariello
