articolo del 16/6/2010

Sandokan pentiti, il tuo potere è finito.

di Roberto Saviano.

Francesco Schi­avone Sandokan

ORA che ti hanno arrestato anche il primo figlio, è giunto il tempo di col­lab­o­rare con la gius­tizia, Francesco Schi­avone. San­dokan ti chiama ormai la stampa, Cic­ciò o’ bar­bone i pae­sani, Schi­avone Francesco di Nicola, ti pre­sen­tano i tuoi avvo­cati. E Nicola, come tuo padre, hai chiam­ato tuo figlio a cui hai dato lo stesso des­tino. Des­tino di killer. Accusato di aver ucciso tre per­sone, tre affil­iati che ave­vano deciso di pas­sare con l’altra famiglia, con i Bidognetti. Nes­suno si sente sicuro nella tua famiglia, il tuo gruppo ormai non dà sicurezza. Non ti resta che pen­tirti. Questa mia let­tera si apre così, non può iniziare diver­sa­mente, non può com­in­ciare con un “caro”. Per­ché caro non mi sei per nulla. Neanche riesco a porg­ertelo per for­male corte­sia, per­ché la corte­sia rischia già di divenire una con­ces­sione che va oltre la forma. Scrivendo non userò né il “voi” che con­sid­er­eresti doveroso e di rispetto, né il “lei”. Chi usa il “lei”, lo so bene, per voi camor­risti si difende dietro una forma per­ché non ha sostanza. Allora userò il tu, per­ché è soltanto a tu per tu che posso parlarti.

Sei in galera da più di dieci anni. Prima ti eri rinchiuso a Casal di Principe in una casa bunker sot­ter­ranea. È lì che ti hanno sco­v­ato e arrestato. Oggi hanno cat­turato tuo figlio in un buco anal­ogo, solo più pic­colo: stesso luogo, stessi arredi, sim­boli di un potere ster­ile — il tele­vi­sore a cristalli liq­uidi — , divenuti più dozzi­nali con il trascor­rere degli anni.

Persino stessa pas­sione per la pit­tura. Cos’hai pen­sato quando hai saputo che l’hanno stanato, quando ti hanno rifer­ito che a guidare il blitz iden­tico a quello che ha por­tato alla tua cat­tura c’era lo stesso uomo, Guido Longo, allora capo della Dia napo­le­tana, oggi que­store di Caserta? Cosa hai pen­sato quando hai visto l’antimafia di Napoli diretta dal Pm Cafiero de Raho com­bat­tere ancora lì, non inde­bolita nonos­tante le mille dif­fi­coltà? Che sen­sazione ti ha gen­er­ato sco­prire che “Nic’ò bar­bone” si è arreso con il tuo stesso gesto, l’identico modo di alzare le mani, quasi si trat­tasse di un tuo clone, non di tuo figlio? Cosa provi ora che la moglie di Nicola subirà le stesse pene che ha subito tua moglie? I tuoi nipoti vivranno come i tuoi figli senza padre, con i soldi men­sili ver­sati da qualche tuo vic­ario e il des­tino da camor­rista già scritto per­ché intorno tutti vogliono così, per­ché tu vuoi così. Cosa provi? È a questo che è valsa la tua sca­lata alla testa dell’organizzazione, con tutti gli ordini di morte che hai impar­tito, con tutti gli uomini un tempo tuoi sodali che hai ucciso addirit­tura let­teral­mente con le tue stesse mani?

Nicola Schi­avone

Ogni tuo amico ti è divenuto nemico, hai fatto ammaz­zare Vin­cenzo De Falco con cui eri cresci­uto, hai fatto ammaz­zare i par­enti di Anto­nio Bardellino, l’uomo che ti aveva dato fidu­cia, potere e persino ami­cizia. Vi tra­dite l’un l’altro e sapete dal primo momento che questo accadrà anche a voi stessi. Per­ché questa è la vos­tra vita, uccidere i vostri più cari amici, dis­trug­gere col­oro con cui siete cresciuti per non essere dis­trutti. E sarete dis­trutti da col­oro che oggi vi sono amici, che oggi stanno crescendo nei vostri affari. Come ti sei sen­tito Francesco Schi­avone San­dokan quando in una relazione che hai fatto con­seg­nare ai tuoi legali affermi di vedere fan­tasmi che ti ven­gono a trovare nella tua cella? Come ti senti quando piangi, quando ti senti impazz­ire, quando fai il finto pazzo pur di uscire dalla galera? Quando vieni a sapere che l’altro tuo figlio, Emanuele, è stato arrestato come un qualunque tossico che vende hashish per avere soldi? Lui figlio del capo dell’impero del cemento che si fa bec­care come un tossico qual­si­asi? Quando il tuo ordine era quello di non far spac­ciare in paese e invece tuo figlio finisce per farlo a Rim­ini, come ti senti? L’unica sper­anza che hai è quella di pen­tirti, non devi con­tin­uare a indos­sare la maschera della tigre feroce, men­tre sei diven­tato un gatto rinchiuso e castrato.

Cas­trato come Francesco Bidognetti, tuo alleato e allo stesso tempo rivale, ormai sull’orlo del pen­ti­mento, che deve per forza man­tenere la pace con uomini che gli hanno ucciso par­enti e alleati. Che deve vedere le sue donne tradirlo una alla volta. Un uomo che del comando ormai con­serva soltanto il ricordo. Oggi ha dif­fi­coltà a man­tenere il suo gruppo, i sequestri di beni e gli arresti lo stanno divo­rando. Eppure i tuoi uomini, quelli che tuo figlio avrebbe ucciso, erano dis­posti a pas­sare con lui pur di non stare sotto il comando del tuo erede. Hai sem­pre saputo quale fosse il tuo des­tino. Fat­turate mil­iardi di euro all’anno, il pat­ri­mo­nio del tuo clan è sim­ile a quello di una manovra finanziaria, ma il vostro non è un des­tino da uomini. È solo un des­tino da crim­i­nali, col­oro che si cre­dono re e si ritrovano pri­gion­ieri. Con il wc accanto al tavolo dove man­giate, con un sec­ondino che vi ispeziona, con i vostri figli che hanno ver­gogna di dire chi siete, e un vetro che vi impedisce di toc­care finanche le mani delle vostre mogli.

Come sop­porti questa ripe­tizione di un copi­one che tu stesso hai scritto sulla pelle della tua dis­cen­denza, che a sua volta doveva inciderla nella carne altrui? Sei fiero che il tuo pri­mo­gen­ito rischi di finire i suoi giorni in carcere? Costretti a vivere come topi. Per mesi, anni. Con­dan­nati, già prima di ogni sen­tenza, a nascon­dervi, a men­tire, a camuf­farvi, a pagare uomini dello Stato per aiu­tarvi, a com­prare politici per difend­ervi, a mer­can­teggiare promesse e favori in cam­bio di pro­tezione e sot­terfugi. Ma anche a costrin­gere dei poveri vostri com­pae­sani ad accogliervi sotto minacce, men­tre alle vostre famiglie tocca farsi sveg­liare dalla polizia nel cuore della notte o farsi ped­inare per giorni e giorni. È questa la sostanza del vostro impero. Hai avuto e hai ancora molti politici in pugno, con­dizioni gli appalti di molta parte di questo Paese. Pro­prio per­ché stai in galera e porti il peso del tuo potere, ti con­sid­eri migliore rispetto a impren­di­tori e par­la­men­tari vicini che valuti codardi. Eppure di questa supe­ri­or­ità cosa ti rimane? Loro stanno fuori e tu sei den­tro. Per­ché con­tinua a difend­erli il tuo silen­zio? Cosa mai potrà com­pen­sare il tuo ergas­tolo e la dis­truzione con­tinua della tua famiglia? Non lo vedi? Francesco Schi­avone, che cos’hai ottenuto? L’ergastolo e un futuro sepolto in galera. Non hai più alcuna sper­anza di uscirne fuori finché sei vivo. E allora, che cosa pensi, che ragioni ti dai della tua vita?

Credo, in realtà, di sapere a cosa stai pen­sando. Che adesso gli affari fuori sono buoni. La crisi eco­nom­ica aumenta il busi­ness del clan la tua galera passa in sec­ondo piano. Pensi che hanno anche pro­mul­gato leggi favorevoli. La legge sulle inter­cettazioni sarà d’ora in avanti il vostro scudo, con questa legge non avreb­bero mai potuto arrestare tuo figlio, la legge sul processo breve potrà tornarvi utile. Avete politici alleati nei posti chi­ave, e (se verrà con­fer­mato quanto dichiarano le accuse dell’antimafia di Napoli) il sot­toseg­re­tario allo sviluppo Nicola Cosentino è in diretto rap­porto con la tua famiglia. Non per­ché tuo par­ente ma per­ché in affari con te.

Nicola Cosentino

Quindi pensi di avere un min­is­tero impor­tante dove pas­sano soldi e favori nelle tue mani.

Ma tu sei e rimani in galera però. Ricordi quello che ha detto Domenico Bidognetti su Nicola Fer­raro quando si è pen­tito? L’ha accusato non per­ché anche Nicola Fer­raro sia tuo par­ente, ma per gli affari che fa con te e tramite te. Ricordi? Dovresti saperlo. Lui ha dichiarato che “Nicola Fer­raro prel­e­vava i rifiuti spe­ciali delle officine mec­ca­niche, anzi fin­geva di prel­e­vare i rifiuti ma in realtà faceva delle false cer­ti­fi­cazioni e veni­vano smaltiti ille­gal­mente”. Lui leader caser­tano dell’Udeur molto legato a Clemente Mas­tella è stato arrestato nella retata che azzerò il par­tito. “Era un impren­di­tore molto vicino al clan dei casalesi. Prima era più vicino alla famiglia Schi­avone, poi deve essersi avvi­c­i­nato a Anto­nio Iovine”. E poi — con­tinua Domenico Bidognetti che conosci bene e tu stesso l’hai in qualche modo all­e­vato — “a tes­ti­mo­ni­anza dei buoni rap­porti fra il Fer­raro ed il clan, un anno fa Cic­cia­riello (Francesco Schi­avone, cug­ino omon­imo di San­dokan n. d. r.) mi disse che vol­eva man­dare a dire a Fer­raro di inter­cedere presso il suo ‘com­parè Clemente Mas­tella Min­istro della Gius­tizia, per fare revo­care, un po’ per volta, i 41 bis appli­cati a noi casalesi. Non so dire se poi Cic­cia­riello attuò questo proposito”.

Ecco prima o poi, sup­poni, qualche politico amico attenuerà la tua pena e tornerai come quando eri gio­vane a vivere in carcere come in un hotel. Se non toc­cherà a te stesso, mag­ari a Nicola, tuo figlio. Ti è stato con­sen­tito di incon­trare un boss di Cosa Nos­tra, Giuseppe Gra­viano, man­dante dell’uccisione di Don Puglisi, respon­s­abile della morte di Fal­cone e Borsellino e delle stragi che nel ’93 colpirono Firenze, Milano e Roma. Chissà cosa vi siete detti nei vostri col­lo­qui durante l’ora d’aria al carcere di Opera, dove entrambi scon­tate il regime del 41 bis? Avete stretto alleanze, avete escog­i­tato nuove strate­gie? Avete messo a punto degli stru­menti per rivalervi su col­oro che vi hanno punito, nel caso non fos­sero dis­posti a venire a patti? Avete vagheg­giato di avere in mano, pur dal cor­tile di un carcere di mas­sima sicurezza, il des­tino dell’Italia? Pen­sate che il vostro silen­zio o una vos­tra mezza parola possa dele­git­ti­mare i ver­tici del potere politico? Met­ter­gli paura? Inge­nu­ità, Schi­avone. Non ti rendi conto che siete divenuti burat­tini pen­sando di essere burat­ti­nai. Ma non vedi quello che sta accadendo?

Cicli­ca­mente appog­giate politici che vi fanno promesse, vi usano per ottenere ciò che gli torna utile, vi scar­i­cano quando non servite più, quando intrave­dono delle alter­na­tive. Per­ché in questo Paese in cui il potere è sem­pre in mano a pochi e soliti, i soli di cui è certo che ver­ranno prima o poi rimpiaz­zati da qualche rivale emer­gente siete voi.

La camorra è potente ma la sua forza si basa sul fatto che i camor­risti con­tin­u­a­mente cam­biano, sono inter­scam­bi­a­bili. I cimi­teri sono pieni di camor­risti indis­pens­abili. Non stai vedendo che stanno elim­i­nando il tuo gruppo? E quello di Bidognetti? E i fedeli Iovine e Zagaria? I due lati­tanti? Ancora liberi. Liberi di fare affari, di dirigerli. I tuoi reggenti diven­tati re nei fatti, per­ché non esiste nes­suna incoro­n­azione, men­tre le detron­iz­zazioni, quelle esistono, e prima o poi ven­gono scritte con il sangue, se non quello del sovrano decaduto, almeno quello dei suoi ultimi fedeli. È questo ciò che ti attende e lo sai. Loro ti tradi­ranno (se non lo stanno già facendo) pro­prio come tu hai tra­dito Anto­nio Bardellino e Mario Iovine.

Saviano a Casal di Principe

Quat­tro anni fa feci un invito nella piazza di Casal di Principe. Lo feci alle per­sone, soprat­tutto ai ragazzi che erano lì pre­senti. Li invi­tai a cac­cia­rvi dai nos­tri paesi, a dis­conoscervi la cit­tad­i­nanza, a togliere il saluto alle vostre famiglie. “Michele Zagaria, Anto­nio Iovine, Francesco Schi­avone, non valete niente”. Urlai con lo stom­aco e con la volontà di dimostrare che si pote­vano fare i vostri nomi, in quella piazza. Che non suc­cede pro­prio nulla se si fanno. Che non sono impro­nun­cia­bili, neanche quando si chiede non a una, due, o cinque per­sone, ma a molte, moltissime, di denun­cia­rvi, di spingervi ad andar­vene da Casal di Principe, San Cipri­ano d’Aversa, Cas­ape­senna. A lib­er­are queste terre. Tuo padre mi ha definito un buf­fone, non è l’unico a pen­sarla così. Tu stesso hai fatto scri­vere dai tuoi avvo­cati che rac­conto men­zogne. Sulle pareti di Casal di Principe mai è apparso un insulto a te, neanche dopo la strage di Cas­ape­senna che avevi ordi­nato. Invece decine e decine le scritte con­tro di me, e appena si pro­nun­cia il mio nome, i gio­vani delle mie zone mi riem­pi­ono di insulti. E quando vedono i tuoi figli, cosa fanno? Che cosa rap­p­re­sen­tano questi ragazzi senza madre, senza padre, con gli occhi delle polizie sem­pre pun­tati addosso? Ti credi un uomo a far vivere così i tuoi figli? Tua moglie in pri­gione, i figli mol­lati ai par­enti. È da uomo di onore, questo? Da uomo di rispetto?

Non è un uomo una per­sona che fa vivere così la pro­pria famiglia. Questo lo sai nel pro­fondo di te stesso. Una vec­chia espres­sione napo­le­tana iden­ti­fica con un’espressione molto effi­cace un potere fatto solo di sbruf­fone­ria: “guappi di car­tone”. Voi la usate per definire un uomo che parla e poi non agisce e ha paura. Io la uso per mostrare quanto sia codardo il vostro potere di morte, cor­rotto il vostro busi­ness, e che il vostro silen­zio difende tutti quei col­letti bianchi, impren­di­tori, edi­tori, com­mer­cial­isti, onorevoli, ingeg­neri che lavo­rando per voi pen­sando soltanto di lavo­rare per delle imp­rese di cui non vogliono conoscere l’origine. Guappo di car­tone sei per­ché ordini ese­cuzioni di per­sone dis­ar­mate, fai sparare alle spalle a inno­centi. Guappo di car­tone per­ché temi ogni mossa che possa com­pro­met­tere le tue entrate di danaro, per­ché sei dis­posto a perdere fac­cia e dig­nità per un ver­sa­mento in euro. Guappo di car­tone che costringi al silen­zio della paura tutti i tuoi pae­sani se vogliono lavo­rare nelle tue imp­rese. Guappo di car­tone per­ché non fai crescere nes­suna impresa che con te e con i tuoi non fac­cia affari. Guappo di car­tone per­ché avve­leni la terra dove i tuoi avi ave­vano piantato le pesche, i meli, e ora la terra avve­le­nata non pro­duce nulla se non cancro.

Può sem­brarti assurdo ma sic­come nes­suno te lo chiede, te lo ripeto io un’altra volta. Col­lab­ora con la gius­tizia. Prima che tutti i tuoi figli finis­cano in galera o ammaz­zati. Prima che le tue figlie siano costrette a mat­ri­moni com­bi­nati per farti ancora con­tare qual­cosa, prima che i tuoi nipoti deb­bano tutti legarsi attra­verso mat­ri­moni agli impren­di­tori locali per cer­care di con­trol­larli, sem­pre, ovunque, in ogni momento. Invita a pen­tirsi anche tuo fratello Wal­ter. Fuori dal carcere si sen­tiva il pro­tag­o­nista di Scar­face. Non c’era asses­sore, sin­daco, seg­re­tario di par­tito o impren­di­tore che non volesse fare patti e affari con lui. E ora? Ora in galera lo divora una malat­tia, ha perso un figlio, è divenuto uno scheletro che cam­mina e implora ai giu­dici clemenza, lui che non l’ha mai data alla sua terra e ai suoi nemici. Per cosa taci ancora? Pensi che ti renda onore tutto questo? Pensi che ti rispet­tino col­oro che il tuo silen­zio difende? Tutti col­oro che avete reso potenti, sen­sali con la coscienza pulita per­ché non spar­a­vano, ma costru­iv­ano, smal­ti­vano, vota­vano, gov­er­na­vano. Tutti questi non sono lì con voi. E andranno con chi comanda. Ieri era­vate voi oggi sono altri, e domani altri ancora. Loro saranno amici di chi conta. Come sem­pre. E voi morirete in carcere.

Il cara­biniere Sal­va­tore Nuvoletta

Tu cosa vuoi, Francesco Schi­avone? La tua morte? Rimpiangi di non essere finito ammaz­zato? Come tuo nipote Mario Schi­avone “Mene­lik”? Facesti uccidere per ven­di­care la sua morte un cara­biniere inno­cente Sal­va­tore Nuv­o­letta, aveva vent’anni quando il clan dei casalesi chiese la sua testa, non fu lui ad uccidere in un con­flitto a fuoco tuo nipote. E l’hai fatto ammaz­zare lo stesso. Tu e i tuoi uomini. Ucci­den­dolo men­tre era dis­ar­mato, men­tre gio­cava con un bam­bino. Questo è onore?

Io sono cresci­uto in terra di camorra e so come ragioni. Con­sid­eri smi­dol­lato chi ha paura di morire, chi ha paura del carcere. Sai che se vuoi davvero coman­dare sulla vita delle per­sone, devi pagarlo questo potere. Tu e i tuoi amici vincete per­ché sapete sac­ri­fi­carvi men­tre i politici e gli impren­di­tori di questo paese non sanno farlo. Quante volte ho sen­tito pro­nun­ciare queste parole dai miei con­ter­ranei. Ma non per tutti è così.

Prima o poi vi schi­ac­cer­anno. Prima o poi tutti i vostri affari, il vostro cemento, i vostri voti, i vostri rifiuti tossici, tutto questo sarà des­ti­nato a finire. Non è la volontà che muta il des­tino delle cose, e tu, Schi­avone, non sei che l’ennesimo di una catena infinita. Ma forse potresti fare un gesto, una scelta che com­pensi almeno in parte tutto quanto hai fatto. Mostra tutto. Soll­e­vati dal tuo potere, dal potere dei tuoi affari, sot­toseg­re­tari, sin­daci, pres­i­denti di provin­cia, soll­e­vati dai veleni, dai morti, dalle dan­nate famiglie che cre­dono di dis­porre di cose, per­sone, e ani­mali come sovrani. Col­lab­ora con la gius­tizia, Schi­avone. Invita a con­seg­narsi Anto­nio Iovine e Michele Zagaria. Sarebbe un gesto che ridarebbe a te e ai tuoi dig­nità di uomini. Provate ad essere uomini e non utili bestie feroci da busi­ness e accordi. Col­lab­ora con la gius­tizia, mostra che sei ancora un essere umano e non solo un agglom­er­ato di cel­lule capace solo con ran­core e avid­ità di strisciare di covo in covo, o di cella in cella.

©2010 Roberto Saviano/ Agen­zia Santachiara

(qui è pos­si­bile ascoltare la let­tera letta diret­ta­mente dall’autore)