articolo del 22/05/2010

Non avrei mai scritto Gomorra.

Di Roberto Saviano

MI HA GENERATO un senso di smar­ri­mento e paura la dichiarazione di voler tute­lare la pri­vacy dei boss mafiosi. Molti boss è pro­prio quando par­lano con i famil­iari che danno ordini di morte. Ed è pro­prio quando i famil­iari a loro volta par­lano con amici e conoscenti che ren­dono palesi le volontà di chi è lati­tante e impar­tisce ordini. È pro­prio nei momenti di mag­giore intim­ità che viene fuori la map­patura crim­i­nale di un ter­ri­to­rio. Addirit­tura osser­vando le con­ver­sazioni dei figli dei boss sui social net­work si pos­sono evin­cere infor­mazioni che prob­a­bil­mente seguendo altri canali potreb­bero sfug­gire. Famiglie poten­tis­sime che fes­teggiano com­pleanni nel chiuso di quat­tro mura con pochi intimi: sig­nifica che non è il momento adatto per esporsi, sig­nifica che ci sono prob­lemi sul territorio.

Roberto Saviano

Quando si ha a che fare con le orga­niz­zazioni crim­i­nali tutto può essere utile per com­pren­derne i mec­ca­n­ismi. Per questo lim­itare l’utilizzo delle inter­cettazioni, ren­derne più ardua la dis­po­sizione e impedire che certe infor­mazioni vengano pub­bli­cate è un grave danno per il con­trasto alla crim­i­nal­ità orga­niz­zata. Tute­lando chi è vicino alle orga­niz­zazioni si tute­lano indi­ret­ta­mente anche le orga­niz­zazioni stesse.

Nella mag­gior parte dei casi i filoni di indagine mag­giori hanno preso le mosse da indagini sec­on­darie che nulla sem­bra­vano, a primo acchito, avere a che fare con i reati commessi dalle asso­ci­azioni mafiose. Quello che c’è da sper­are, ora, è che chi fa queste dichiarazioni sem­plice­mente non sap­pia di cosa sta par­lando e non sia in malafede. Non so cosa sia meglio per il Paese, se avere a che fare con incom­pe­tenti, i dilet­tanti dell’antimafia, o con per­sone che invece agis­cono con­sapevol­mente in malafede. Non saprei decidere.

Il ris­chio che la legge sulle inter­cettazioni pregiu­dichi in maniera pro­fonda la lib­ertà di infor­mazione e prima ancora la pos­si­bil­ità di fare indagini adeguate è troppo alto per poter las­ciare il dibat­tito a chi, da una parte e dall’altra, ha solo inter­esse che la vicenda venga stru­men­tal­iz­zata. Con­tro il Ddl inter­cettazioni pro­posto dal min­istro Alfano e in dis­cus­sione al Sen­ato insor­gono mag­is­trati, gior­nal­isti, edi­tori e l’opinione pub­blica è divisa, quando non è con­fusa. Il gov­erno parla di vietare la dif­fu­sione delle inter­cettazioni e del loro con­tenuto fino all’udienza pre­lim­inare, ovvero fino a quando il mag­is­trato com­pe­tente non abbia for­mal­iz­zato l’accusa. E nel frat­tempo cosa pos­sono scri­vere i gior­nal­isti? E cosa può sapere l’opinione pub­blica? Che si stanno svol­gendo indagini? A carico di chi e per che cosa?

La mate­ria è assai vasta per poterne dare una val­u­tazione com­p­lessiva, ma se pren­di­amo il caso del sot­toseg­re­tario Nicola Cosentino, nes­suno avrebbe potuto scriverne per­ché l’accusa è stata for­mal­iz­zata solo dopo molto tempo dall’avvio delle indagini. Indagini che per­al­tro riguar­da­vano illeciti commessi molti anni prima e i cui effetti erano sotto gli occhi di tutti. Poteva esser scritto che era par­tita una inchi­esta dell’Antimafia di Napoli senza però poter indi­care le ragioni, a quel punto sarebbe equiv­also a non scri­vere niente. A oggi non è stata ancora for­mal­iz­zata una richi­esta di rin­vio a giudizio, il che sig­nifica che se vigesse già la legge in dis­cus­sione nes­suno potrebbe spie­gare sui gior­nali, in modo chiaro, per­ché Cosentino dovrebbe essere arrestato. Lo stesso vale per la vicenda Berto­laso; nes­suno potrebbe spie­gare con ele­menti con­creti chi sono Anemone e Balducci.

L’esigenza legit­tima di dare una misura, di porre un argine alla pub­bli­cazione delle inter­cettazioni ossia di difend­ere la rego­lar­ità dello svol­gi­mento delle indagini non deve in alcun modo, però, impedire la lib­ertà di rac­con­tare, di infor­mare la gente su quel che sta acca­dendo. Per­ché se da un lato è nec­es­sario tute­lare chi è oggetto di indagini da atteggia­menti gius­tizial­isti o da garan­tismi pretes­tu­osi, quello che non deve in alcun modo essere lim­i­tato è la pos­si­bil­ità di uti­liz­zare tutte le risorse a dis­po­sizione degli inquirenti per fare chiarezza.

Roberto Saviano

Ma in realtà questa legge è figlia diretta della log­ica medi­at­ica. È una ver­ità evi­dente sino a ora trascu­rata. Questa legge risponde al mec­ca­n­ismo medi­atico che sa bene come fun­ziona l’informazione e ancor più l’informazione in Italia. Pub­bli­care le inter­cettazioni soltanto quando c’è il rin­vio a giudizio, se da un lato è garanzia per gli inda­gati, dall’altro gen­era un enorme vuoto che riguarda pro­prio quel seg­mento di infor­mazioni che non pos­sono essere rese di dominio pub­blico. Questo sem­bra essere il vero obi­et­tivo della legge: impedire alla stampa, nell’immediato, di usare quei dati che poi, a dis­tanza di tempo, non avrebbe più senso pub­bli­care. In questo modo le infor­mazioni veico­late rimar­ranno sem­pre monche, smozzi­cate, incomprensibili.

Quello che mi sento di dire è che gov­erno, mag­i­s­tratura e stampa, in questa vicenda, dovreb­bero trovare un ter­reno comune di dis­cus­sione, per­ché di questo si tratta, di riap­pro­pri­arsi di un codice deon­to­logico che renda inutile il varo di leggi che lim­itino la lib­ertà di stampa, di espres­sione e di ricerca delle infor­mazioni. Non è lim­i­tando la lib­ertà di stampa e minac­ciando l’arresto dei gior­nal­isti che si arriva a creare una regola con­di­visa. E in questa dis­cus­sione mi sento pro­fon­da­mente coin­volto per­ché sotto la legge che si vor­rebbe far pas­sare, il mio lavoro e quello di molti miei col­leghi sarebbe stato notevol­mente più arduo se non, in certe sue fasi, impos­si­bile. Se ci fosse stata questa legge non avrei potuto scri­vere intere parti di Gomorra, il cui dialogato tal­volta è for­mato da inter­cettazioni che ho uti­liz­zato molto prima del rin­vio a giudizio e che ave­vano un val­ore di inchi­esta ancor prima che un val­ore giudiziario.

Mostra­vano come in certe aree d’Italia, in quel caso a Sec­ondigliano, un omi­cidio venisse definito “pezzo” i politici fos­sero chia­mati “cav­al­lucci” su cui puntare. Ma ancor più impor­tante, per­ché come ho detto prima non si tratta solo di descri­vere un con­testo, quello avrei potuto farlo con parole mie, quelle inter­cettazioni descrive­vano come un sin­daco avesse parte­ci­pato diret­ta­mente a un agguato, mostrando, in questo modo, lo stato di salute di un intero Paese.
Nel Ddl inter­cettazioni è anche inser­ito un emen­da­mento, la “norma D’Addario” che rego­la­menta l’uso delle reg­is­trazioni. Seguendo quanto pre­scritto non avrei potuto reg­is­trare molte delle tes­ti­mo­ni­anze che ho rac­colto senza l’esplicito con­senso del mio inter­locu­tore e che ho ripor­tato in Gomorra; tes­ti­mo­ni­anze che di certo non sareb­bero rien­trate in quelle eccezional­mente fatte per la sicurezza dello Stato.

Molte vicende non sareb­bero mai venute alla luce e benché spesso io abbia omesso i nomi reali e mi sia lim­i­tato a rac­con­tare i mec­ca­n­ismi, credo che nep­pure quello sarei stato in grado di fare, rischi­ando pene sev­eris­sime. Quando, non molto tempo fa, ho incon­trato un pen­tito e ho reg­is­trato quello che mi ha rac­con­tato, l’ho fatto senza sua autor­iz­zazione e senza sapere quale sarebbe stato l’esito di quell’incontro. Di fatto, se non c’è reato in quello che viene reg­is­trato, si rischia molto e questo può pregiu­di­care anche la lotta alle estor­sioni poiché chi ne è vit­tima e decide di pre­sen­tarsi micro­fonato a un col­lo­quio, se l’estorsione non avviene ed è scop­erto a reg­is­trare, rischia fino a quat­tro anni di carcere. Tutto questo per dire che togliere la lib­ertà a chi rac­conta, togliere gli stru­menti per capire cosa sta acca­dendo non è un modo per difend­ere il diritto delle per­sone, non è un modo per sal­va­guardare la privacy.

L’uso delle inter­cettazioni deve essere rego­la­men­tato. Le regole devono essere con­di­vise e affrontate insieme, non imposte. Questa legge rischia di essere, se non verrà pro­fon­da­mente mod­i­fi­cata, solo l’affermazione che il potere non può essere rac­con­tato, descritto, ascoltato. In una parola che tutto gli è concesso.

©2010 Roberto Saviano/ Agen­zia Santachiara