articolo del 13/07/2010

Le mani dei Casalesi su appalti ed elezioni.

Di Roberto Saviano

Nicola Fer­raro

Digli a tuo fratello di non pre­oc­cu­parsi per­ché tra due giorni gli fac­ciamo un bel regalo”. È la frase che il killer del clan dei Casalesi Giuseppe Setola dice a Luigi Fer­raro fratello di Nicola Fer­raro diri­gente dell’Udeur e all’epoca dei fatti, pres­i­dente della Com­mis­sione per­ma­nente della Regione Cam­pa­nia, l’organismo che con­trolla la trasparenza degli affari isti­tuzion­ali regionali.

Il regalo a cui fa rifer­i­mento Setola è tap­pare la bocca a un impren­di­tore che sta rac­con­tando tutti i rap­porti tra camorra e polit­ica, tutti gli affari. Tap­par­gliela per sem­pre. Ammaz­zarlo. E così la camorra fa il regalo a Nicola Fer­raro ucci­dendo con 18 colpi Michele Orsi, 17 al corpo l’ultimo in fac­cia. Lo ammaz­zano nel giugno del 2008 impe­dendo così che Orsi impren­di­tore che la camorra aveva reso potente potesse — come aveva iniziato a fare — rac­con­tare come fun­ziona la polit­ica ital­iana, come fun­zio­nano gli appalti, come la banche deci­dano di dare cred­ito in base alle volontà dei loro mag­giori cli­enti: i boss. Come i voti siano soltanto pac­chi da spostare su un nome piut­tosto che un altro e pre­scin­dano da qual­si­asi pro­gramma politico.

Eppure di questa inchi­esta della Dda di Napoli real­iz­zata da Antonello Ardi­turo e Marco Del Gau­dio coor­di­nati dal Pm Cafiero De Raho e le cui indagini per anni sono state fatte dai Ros di Napoli non se n’è par­lato. I media l’hanno igno­rata. Un cenno al tele­gior­nale come soliti ed ennes­imi arresti di crim­i­nali. Men­tre invece queste indagini sono la dimostrazione ogget­tiva che la democrazia ital­iana sia com­ple­ta­mente avve­le­nata dai cap­i­tali crim­i­nali che migli­aia di per­sone per garan­tirsi uno stipen­dio ven­dono il pro­prio voto a ras politici che si spostano da una parte o dall’altra a sec­onda di quanta disponi­bil­ità agli affari abbia lo schiera­mento politico di turno. Una inchi­esta che mostra i mec­ca­n­ismi, le logiche, i poteri veri. Attra­verso la ges­tione delle provin­cie i clan arrivano a met­tere le mani su bot­tini mil­ionari e a gov­ernare l’intero paese.

La Cam­pa­nia fu regione fon­da­men­tale assieme alla Cal­abria sia alle elezioni che videro vin­cere il cen­trosin­is­tra sia alle ultime che hanno visto l’egemonia del cen­trode­stra. Di chi furono i voti fon­da­men­tali? Chi li ha dati? Dov’è caduto il gov­erno di cen­trosin­is­tra? A Caserta. Il sot­toseg­re­tario allo sviluppo che sec­ondo le accuse della Dda di Napoli è un uomo del clan dei casalesi Nicola Cosentino è caser­tano. Attra­verso la ferita di questa provin­cia pas­sano gli affari più grossi e marci che se si per­cor­rono sino in fondo por­tano diret­ta­mente a Roma, a Milano, ai grandi affari nazion­ali e europei. Questa inchi­esta è una delle più scon­vol­genti dimostrazioni di come la camorra comanda su impresa e polit­ica rius­cendo let­teral­mente a deter­minare equi­libri elet­torali e ges­tione dei posti di lavoro. Il mec­ca­n­ismo è rodato e immutabile.

Il clan gestisce gli appalti attra­verso la potenza eco­nom­ica delle pro­prie imp­rese e coor­di­nan­dosi con politici. che loro stessi cre­ano. L’assegnazione degli appalti in gran parte della Cam­pa­nia viene decisa dal clan a tavolino con un mec­ca­n­ismo che si chiama “rotazione”. Ossia assi­cu­rata alle varie imp­rese com­pia­centi, per cui di volta in volta si sceglie chi vin­cerà. Un mec­ca­n­ismo che non per­me­tte il monop­o­lio: una azienda che vuole vin­cere gli appalti può farlo se decide di entrare in rotazione, paga una serie di quote al clan, assume per­sone, sceglie mate­ri­ali del clan e a qual punto può parte­cu­pare alla rotazione, entra nel sis­tema. Il clan con la com­plic­ità dei pub­blici fun­zionari si fa indi­care le imp­rese che hanno “preso visione“del bando: se ci sono imp­rese non del sis­tema, ven­gono avvi­c­i­nate e allontanate.

L’Udeur di Clemente Mas­tella è lo stru­mento non solo attra­verso cui le orga­niz­zazioni crim­i­nali cer­cano di entrare diret­ta­mente nella dis­puta polit­ica ma l’interfaccia attra­verso cui poter incon­trare anche politici Nicola Fer­raro infatti tratta anche con espo­nenti del Pd come rac­conta il pen­tito Di Caterino:
“Nicola Fer­raro, infatti, era molto legato al sin­daco di Villa Literno, Enrico Fabozzi (ora con­sigliere regionale Pd) e quindi era in grado, per quanto a nos­tra conoscenza, di incidere nella aggiu­di­cazione di questo appalto del val­ore di circa un mil­ione di euro. La trat­ta­tiva ha visto, poi, suc­ces­sivi incon­tri nei quali Luigi Fer­raro ha dato la disponi­bil­ità per far vin­cere questo appalto alla per­sona da noi indi­cata. Ci ha detto, quindi, di recap­i­tar­gli la busta con l’indicazione del nom­i­na­tivo della ditta ras­si­cu­ran­doci che non ci sareb­bero stati prob­lemi. Ho saputo, suc­ces­si­va­mente, che effet­ti­va­mente l’appalto era stato aggiu­di­cato alla per­sona da noi indi­cata e che i lavori poi sono stati effet­ti­va­mente svolti”.

Le inter­cettazioni di questa inchi­esta che — se pas­sasse la legge bavaglio questo gior­nale non potrebbe mostrarvele — sono davvero esplica­tive più di qual­si­asi anal­isi o descrizione. Questa di seguito è l’intercettazione avvenuta nella Mer­cedes di Nicola Schi­avone cug­ino dell’omonimo Nicola Schi­avone figlio di San­dokan, parla con la sua fidan­zata Raffaella.

NICOLA = no lunedì devo andare su un Comune là?
RAFFAELA = eh…
NICOLA = per­ché… dovremmo incom­in­ciare a lavo­rare noi, dovrei lavo­rare io… tutto sta a conoscere questo Sin­daco qua, e vedere un po’ come fun­ziona no? poi quando ci sta qualche cosa… dato che ci sta uno di Casale, che ha l’amicizia con il Sin­daco, questo di Casale dice, è un politico no? dice qua, questo ehhh ti pre­sento a mio nipote, questo e quello là che deve lavo­rare, dato che è la stessa cor­rente polit­ica inc.. questo di Casale è assai più forte del Sin­daco, hai capito? Allora è grosso capito? Nicola, Nicola Fer­raro. Come non sta nella polit­ica, alla fac­cia del cazzo.…. insieme a Mas­tella… sta

La fidan­zata non capisce chi è questo politico che pre­senta Schi­avone ai sin­daci dei paesi e gli fa vin­cere gli appalti e allora Schi­avone gli cita il sopran­nome Focone, ogni per­sona in provin­cia è nota per il sopran­nome non per il nome.

La camorra sa benis­simo su chi puntare. E quindi sceglie tra i politici quelli più scal­tri, ambiziosi, furbi, capaci di saper intrat­tenere relazioni e di voler crescere. Di Lugi Fer­raro, Nicola ha una pes­sima con­sid­er­azione lo con­sid­era un ani­male inca­pace. Ma poi con­tinua. Qui li gio­vane figlio del boss spiega esat­ta­mente il modo di costru­ire un politico

NICOLA = bravis­sima, mo’ cosa suc­cede, suc­cede che quando tu diventi Sin­daco no? la polit­ica è come una car­ri­era… giusto? tu incom­inci a can­di­darti come con­sigliere, poi ti can­didi come Sin­daco, poi ti can­didi alla provin­cia, poi ti can­didi alla Regione e poi ti can­didi al Gov­erno, o no… è una scaletta…
RAFFAELA = è una scala dai…
NICOLA = mo’ il Sin­daco… il Sin­daco ha, sta nello stesso par­tito di Focone, mo’ Focone sta can­didato alla Regione, ha vinto, hai capito o no?
NICOLA = eh, che lavo­rano per lui, per­ché Nicola Focone ha l’immondizia a tutte le parti, il camion che viene a pren­dere l’immondizia a Cas­ape­senna..
RAFFAELA = tutti di Focone sono…
NICOLA = sono tutti di Focone ven­gono tutti da Casale
RAFFAELA = inc..
NICOLA = sem­pre… ma non li ha solo qua, lo ha pre­sente a 30–40 comuni…

Tutte le gare sono cor­rette for­mal­mente ma gli appal­ta­tori sanno già quanto devono offrire per vin­cere. Tutte le imp­rese hanno il cer­ti­fi­cato anti­mafia, tutto for­mal­mente in regola. Tutto gestito dai clan. Le elezioni del 2003, 2004 e 2005 in terra di camorra sono state gestite dal clan Schi­avone ed anzi diret­ta­mente da Nicola Schi­avone il figlio di San­dokan. L’inchiesta dimostra questo. Il fal­li­mento della democrazia in ter­ri­to­rio cam­pano. Il per­son­ag­gio chi­ave di tutto con­tinua ad essere Nicola Fer­raro tratto in arresto dai cara­binieri ieri.
La cam­pagna elet­torale di una parte del cen­trosin­is­tra (e poi del cen­trode­stra alle ultime elezioni) la gestisce diret­ta­mente la camorra. Essere un politico del clan ha i suoi van­taggi e Nicola Schi­avone lo spiega sem­pre men­tre non sa di essere intercettato.

NICOLA = Focone(Nicola Fer­raro) può mai essere che se ci può fare un piacere non ce lo fa a noi?!…
RAFFAELA = eh… certo…
NICOLA = il fratello si è sposato la cug­ina di mio padre, gli siamo com­pagni, lo fac­ciamo venire a casa, sa che lo voti­amo, sa che gli fac­ciamo gli altri voti…
RAFFAELA = inc..
NICOLA =per la fac­cia di San­dokan, la che.… San­dokan lo ha fatto arricchire…

Quando il clan riesce a far vin­cere Fer­raro si incon­trano a fes­teggiare. Tutti i camor­risti si con­frontano, ognuno aveva il suo can­didato, ma ha vinto quello della famiglia Schi­avone. Il giorno prece­dente alla citata festa elet­torale, Nicola Schi­avone com­men­tava con la pro­pria fidan­zata l’organizzazione approntata per omag­giare il can­didato e gli esatti motivi per i quali il con­vivio era stato orga­niz­zato col con­senso della famiglia del capo clan San­dokan. I ros ped­i­nano Nicola Fer­raro e sco­prono che si incon­tra con il clan Schi­avone. Notano persino che il clan quando lui arriva a Casal di Principe gli for­nisce dei guardiaspalle.

Tutto passa per i casalesi. Anche l’ospedale. Decidere gli infer­mieri, i medici, i macchi­nari, la mensa. Tutto passa per le loro deci­sioni. E la borgh­e­sia cit­tad­ina caser­tana che da anni finge di non avere a che fare con i casalesi si riv­olge a loro. Il 7 feb­braio 2006, alle ore 18.56, veniva reg­is­trata una tele­fonata tra Fer­raro e Fed­erico Simon­celli, ex asses­sore all’ambiente della Regione Cam­pa­nia: Simon­celli chiedeva a Fer­raro di pot­ersi inter­es­sare per dare seguito ad una richi­esta dell’avvocato Franco Schi­avo, di Caserta, il quale aveva un’esigenza con­nessa al futuro pro­fes­sion­ale del pro­prio figlio medico. Tale soggetto — a dire del Simon­celli — aveva una rac­co­man­dazione per­son­ale dell’onorevole Mastella.

L’avvocato Schi­avo aveva un figlio medico, provvi­so­ri­a­mente assunto presso l’Azienda Ospedaliera San Sebas­tiano di Caserta, quale diri­gente del reparto di Urolo­gia. Nel mese di marzo 2006 il con­tratto di lavoro sarebbe scaduto e l’avvocato Schi­avo chiedeva a Fer­raro di inter­es­sarsi affinché il pro­prio con­giunto fosse assunto a tempo inde­ter­mi­nato tramite il già pre­an­nun­ci­ato e non ancora deter­mi­nato con­corso pub­blico. Fer­raro se ne occupa, chiama il diret­tore dell’ospedale di Caserta e come se fosse un suo dipen­dente gli impone il nome di Mau­r­izio Schi­avo come urol­ogo dell’ospedale di Caserta. La camorra decide anche le car­riere san­i­tarie. Fer­raro alza ancora il tiro e non teme ostil­ità da Annun­zi­ata il diret­tore dell’ospedale di Caserta che gli aveva detto di essere stato con­tat­tato da diversi soggetti, alcuni dei quali defin­iti tes­tual­mente: “mas­soni.. delin­quenti.. mas­cal­zoni.. cor­nuti e ric­chioni”. Fer­raro e quindi i casalesi vogliono gestire diret­ta­mente l’Azienda Ospedaliera di Caserta. Tenta di imporre alla direzione san­i­taria un altro medico di pro­pria fidu­cia: Carmine Iovine già diret­tore medico di pre­sidio dal 2003 è il cug­ino del boss lati­tante Anto­nio Iovine e fratello di Ric­cardo Iovine arrestato per aver dato ospi­tal­ità al killer in lati­tanza Giuseppe Setola.

Fer­raro con­tat­tava il Diret­tore Gen­erale Annun­zi­ata per con­cor­dare un appun­ta­mento e pro­muo­vere la can­di­datura del cug­ino del boss. Annun­zi­ata assi­cu­rava la pro­pria col­lab­o­razione e sot­to­lin­eava la pro­pria volontà a non con­trastare l’orientamento dei ver­tici del par­tito. Ma arrivano i guai, sta per nascere il con­flitto tra la moglie di Mas­tella e Annun­zi­ata che porterà alla caduta del gov­erno di cen­trosin­is­tra. Carmine Iovine non viene più messo al suo posto, resterà a lungo capo del per­son­ale. Troppa luce nazionale, troppa atten­zione. E quindi si ferma il progetto.

Ma la domanda che viene da tutto questo è: com’è pos­si­bile che tutto questo lasci indif­fer­ente un paese? Com’è pos­si­bile davvero che si bla­teri che rac­con­tare queste sto­rie sia un modo per diffamare il ter­ri­to­rio? Quando gli affari, la cor­ruzione estrema ha ormai elim­i­nato la pos­si­bil­ità di svilup­pare una polit­ica sana. Una impresa lib­era dai clan. Quando non sem­bra esserci altra alter­na­tiva che o cor­rompersi o emi­grare. Non sem­bra altra soluzione che pen­sare alla pos­si­bil­ità che le isti­tuzioni politiche cam­pane siano tutte com­mis­sari­ate, dalla provin­cia alla regione sino a quando non rius­ci­ranno a garan­tire un min­imo suf­fi­ciente di legal­ità. I casalesi hanno un’espressione per gius­ti­fi­care la loro osses­sione di coman­dare “il mondo è di chi se lo merita” sarebbe bel­lis­simo se il mer­ito smettesse di essere questa dan­nata capac­ità di cor­ruzione e vio­lenza. E mer­ito potrebbe essere inter­rompere questi mec­ca­n­ismi. Ma per inter­romperli bisogna conoscerli e con­tin­uare a rac­con­tarli e con­trastarli rompendo questa gigan­tesca omertà che si dec­lina tra chi ha paura di rac­con­tare e chi non vuol sapere. Solo così rimane accesa una sper­anza di cambiamento.

©2010 Roberto Saviano/ Agen­zia Santachiara