I fedeli di Don Vitaliano della Sala, parroco di Sant’Angelo in Irpinia, accusato di simpatie bertinottiane e poi rimosso si riscoprono all’improvviso barricadieri e ne spiegano il perché.
di Roberto Saviano
Il paesino di Sant’Angelo a Scala è arroccato sui monti irpini, dopo una serie di curve e tornanti,compaiono le sue piccole case, è mattina, e la nebbia copre ogni cosa.
Percorrendo la strada principale si arriva direttamente nella piazzetta della chiesa di S.Giacomo , l’ingresso non è più murato, ma la protesta contro la rimozione di don Vitaliano della Sala imposta dall’abate di Montevergine è tutt’altro che decisa a fermarsi. L’intero paese si è schierato vicino al suo prete, non c’è abitante di Sant’Angelo che non abbia preso posizione a favore di don Vitaliano. Nel bar trovo molti uomini, e prima che inizi il primo giro di scopone discutiamo di questo parroco. Cosa ha fatto per meritare una solidarietà così appassionata da parte di tutti i suoi concittadini? “Ha fatto quello che altri preti non hanno fatto”, dichiara un maresciallo dei vigili urbani, “quando si organizzava la festa patronale, tutti gli altri preti pretendevano soldi per loro, a iniziare dalle offerte. Richiedevano poi finanziamenti per la organizzazione e molti di quei soldi per le offerte finivano nelle loro tasche. Don Vitaliano invece non chiede più soldi invece ci rimette qualcosa lui per migliorare la festa. In passato m’era venuto lo schifo per queste feste, avevo dato le dimissioni dal comitato organizzativo perché erano solo un pretesto per far fare soldi al prete ed ai vescovi .Con don Vitaliano tutto è cambiato, parte dei soldi, in parte sprecati per molti fuochi d’artificio, ora sono usati per opere di solidarietà a persone del paese ma anche di altri posti. E’ bravo, è umano ci teniamo tanto”. Un contadino in pensione, Leo, interviene animosamente , ha il viso rugoso ed espressivo: “Don Vitaliano non chiede i soldi, mai! Per i funerali, matrimoni, battesimi, non chiede cento, duecento euro come gli altri preti, non chiede niente. L’anno scorso morì mio fratello, don Vitaliano gli era stato molto vicino, così pensai di ringraziarlo con 200 mila lire, lui le rifiutò, non ne volle sapere. Addirittura una volta gli volevamo fare un regalo e sapendo che non avrebbe accettato gli versammo direttamente i soldi alla posta , lui il giorno dopo ce li ha ridati. Non si è mai approfittato di noi…”. L’abate Tarcisio Nazzaro ‚nelle motivazioni della rimozione di don Vitaliano segnala “il suo comportamento che arreca turbamento alla comunione ecclesiale ed è motivo di scandalo dei fedeli”. Eppure, ricorda Francesco, signore canuto appoggiato per metà al muro e per metà al suo bastone “se non fosse stato per don Vitaliano, adesso la chiesa di San Giacomo sarebbe ancora chiusa. Non avevamo neanche le campane. Quando arrivò qui, circa dieci anni fa,la chiesa era inagibile e non arrivavano neanche i soldi. Il vescovato, il ministero dei beni Culturali, eccetera, non risposero alle nostre richieste,allora don Vitaliano per protesta s’incatenò alla chiesa sperando di poter smuovere le istituzioni. Dopo un’assemblea, decidemmo di riaprire la chiesa senza il permesso e l’aiuto di nessuno, la ristrutturarono con il lavoro volontario di alcuni operai. Insomma, se la parrocchia esiste lo dobbiamo solo a lui”. Leo è orgoglioso del prete del suo paese, gli riconosce una rara dote di umanità :” Don Vitaliano parla con tutti, con me che tengo la terza elementare, con il sindaco, con i pastori,con tutti allo stesso modo e con la stessa disponibilità. I preti spesso se la fanno con quelli che possono servirgli o solo quelli che fanno qualcosa per la chiesa. Quando parli con lui gli puoi dire tutto, non ti senti mai accusato o rimproverato, lui ascolta e ti dice la sua. Non senti mai il senso della colpa ma anzi alla fine capisci che è stato bello parlare con lui”. Chiedo pareri sulle sue idee, sull’altare di San Giacomo, allestito con una bandiera multicolore della pace, sul suo impegno al fianco del movimento no global…
Dio non li vede in cabina.
“Non mi importa delle sue idee”, ribatte il signor Francesco, “quello che lui fa mi importa. Il bene e l’aiuto che ci da questo prete è unico ed indispensabile”. Un giovanotto incravattato smette di bere dalla tazzina e infastidito da queste solite insinuazioni che girano per quotidiani e televisioni, dice “Qui a Sant Angelo a Scala, don Vitaliano non ci ha mai consigliato chi votare né alle elezioni amministrative né alle elezioni politiche nazionali. Mai! Tutti i preti che conosciamo, anche nei dintorni, hanno sempre indicato i nomi o parlato bene dei sindaci. Don Vitaliano qui mai. Fuori da Sant’Angelo non sappiamo ma qui mai!”. Le motivazioni della rimozione sono soprattutto di origine politica, gli si imputa di avere simpatia per Bertinotti , di aver mutuato questa sua formazione dal padre comunista che ha prevalso sulla educazione della madre cattolica. Contro le accuse dell’abate di Montevergine Leo inizia a scagliarsi e si scalda molto mentre ne parla :” L’abate non comanda i cittadini di Sant’Angelo a Scala, siamo noi che dobbiamo decidere delle nostre cose, di cosa dobbiamo fare. Dovrebbe convocarci per sentire noi cosa abbiamo da dire. Invece se ne frega di ascoltarci. Se lui ci manda un altro prete noi non lo accettiamo.se vogliono cacciare Don Vitaliano per le sue idee, noi gli diciamo che delle idee non ci importa un fico, quello che fa per noi è importantissimo ed unico. Se l’Abate non lascia qui don Vitaliano, lui ed il nuovo prete non entreranno mai neanche se vengono con mille poliziotti e duecento carabinieri. Se poi usano la forza, noi di notte mureremo di nuovo la chiesa, la chiudiamo e non ci andiamo più!”.
Ognuno ha un motivo valido, una vicenda personale da urlare contro le dirigenze ecclesiali per dimostrare l’assoluta necessità che Vitaliano resti a Sant’Angelo. Leo continua “Io sono ignorante ma capisco quando una persona è brava davvero senza vantaggio per sé oppure è un approfittatore. Se l’Abate mi dimostra che lui ci trascura o che qualche abitante di Sant’Angelo si sente trascurato allora io gli do ragione. Se però non riesce a dimostrarlo, allora significa che sta dicendo fesserie”. Un uomo barbuto appena tornato da far legna racconta l’ultima che ha ascoltato:” Ho sentito che i monaci di Mercogliano, per un certificato di matrimonio hanno chiesto 155 euro, invece don Vitaliano celebra matrimoni e dà certificazioni senza chiedere un centesimo. Ora l’ Abate dovrebbe dirmi chi è che sbaglia, don Vitaliano o i preti di Mercogliano?”.
I parrocchiani sono inferociti con le gerarchie ecclesiali, in particolare con l’abate Nazzaro. Dicono che don Vitaliano non ha mai parlato di politica e non ha mai voluto soldi dai fedeli.
Il barista smette di accanirsi sulla moka e interviene da dietro il bancone: “Il fatto che sia così disponibile secondo me, è dovuto in parte alle sue idee speciali. Io prima non sapevo niente della Palestina, dei no grob ( no global, nda) dei diritti che le altre persone nel mondo non hanno. Poi seguendo le cose che diceva, le preghiere che faceva, le iniziative a cui partecipava, ho capito che difende i diritti di tutti gli uomini e allora ho capito perché si comportava così bene con noi”. “Le idee speciali” come le chiama il barista, di cui l’abate dichiara don Vitaliano essere prigioniero, vengono lette dalla comunità come coerenti con la sua missione di prete e non vengono collocate nell’arcipelago della politica istituzionale. La povertà, l’ingiustizia, i temi che la comunità affronta, coinvolgono il parroco nella misura in cui lui è presente nella vita quotidiana e quindi ne diventa parte. Le tematiche sociali sono vissute dai cittadini in base al loro contenuto piuttosto che alla provenienza politica. Leo racconta il suo incontro con i no global: “Quando ci fu il campeggio no global due anni fa, vennero molte persone, e mi hanno dato una grande soddisfazione perché parlavano con me di tutto e ci siamo divertiti. Io vivo della mia pensione, sono stato contadino per cinquant’anni,ma ho speso 700 mila lire di roba da mangiare per poter cenare insieme a loro. Una ragazza che ho nel cuore, che io ospitai a casa mia, per carità perché mi era simpatica, mica per altre cose…mi viene a trovare con i suoi amici ogni tanto. Sono giovani, sono simpatici. A me piace stare in mezzo alla comitiva, poi me ne frego di quello che dicono le televisioni”.
Nel pollaio.
Don Vitaliano ha come abitudine quella di andare a pranzare ogni giorno da una persona o famiglia diversa. Con il pretesto del pranzo, discute dei problemi più privati che vanno dal ragazzino che torna con quattro in pagella alla ragazza rimasta incinta prima del matrimonio, passando per gli anziani soli ed i braccianti senza lavoro. In questo modo, don Vitaliano è diventato una presenza fondamentale, un interlocutore a cui nessuno in paese vuole rinunciare. Avrà qualche difetto,però, questo don Vitaliano della Sala, anche se il quadro che appare è quello di un quasi santo. “Si frega i polli”,ridacchia un vigile,” davvero si frega i polli dai pollai più pieni e se li mangia”. Tutti ridono ma la preoccupazione della rimozione resta davvero forte.
In questo piccolo centro non v’è nessuna tradizione marxista, anzi, nel bar quando Leo dichiara d’esser stato democristiano, “ma all’antica”, si diffondono molti “anch’io, anch’io”, pochissime sono le copie de il Manifesto e de L’Unità che arrivano a Sant’Angelo a Scala. Una ragazza del coro della chiesa mi dice: “Non so con “politica” che intendono quelli che accusano il nostro prete, ma se politica significa parlare delle sofferenze, impegnarsi per il miglioramento delle condizioni degli immigrati, bè, allora forse Don Vitaliano fa politica ma io da cattolica semplicemente dico che fa il prete! Si interessa dei problemi di tutti”. La chiesa di San Giacomo è davvero piccola ma tutto è ben ordinato tra le sue minute travate, inginocchiata su uno scranno una vecchietta, con la testa avvolta in un fazzoletto, prega. Quando si alza, legge prima un manifesto dei 99 Posse attaccato all’uscita della chiesa e poi dice: “Ho pregato per don Vitaliano, l’abate non mi sente ma Gesù sicuramente si, io nel paese non ho parenti, senza la compagnia di don Vitaliano e l’aiuto che mi dà, sarei sola”. Anche la signora Antonella interrompe la preghiera, vuole dire la sua : “Vitaliano tempo fa ha preso botte dalla polizia perché si è opposto alla apertura di una discarica proprio qui sotto al paese. Ora non so se questa è politica oppure no, però tutti noi fummo contenti e grati del suo impegno in questa cosa, forse se non fosse sceso in prima linea, ora i nostri figli respiravano monnezza…il Vaticano conosce benissimo i preti che hanno mangiato soldi, che hanno fatto danni, che non si sono impegnati, che hanno aiutato i politici,loro si che dovrebbero essere puniti”.
Guai a chi lo tocca.
Il problema per la Curia non è di dottrina, ma di disciplina. Le gerarchie criticano le modalità dell’impegno. Il problema è di visibilità, tutto sarebbe tollerato se fosse fatto lontano dai riflettori. L’interna comunità di Sant’Angelo a Scala decide di riunirsi nella scuola media del paese appena arriva la notizia che l’abate ha deciso di accompagnare al suo nuovo incarico il nuovo parroco, don Luciano.Orietta, Michelina,Carmela, tre giovani donne di Sant’Angelo hanno un cartello al collo: “Don Vitaliano non si tocca”. Orietta esprime la sua lettura dei fatti : “Secondo noi lo vogliono cacciare perché Vitaliano parla spesso contro persone potenti, perché li accusa di essere la causa di molte sofferenze, come qui in Irpinia quando ha accusato i politici di aver rubato i soldi per la ricostruzione dopo il terremoto”.Carmela è rabbiosa: “Prima in paese non c’era l’Azione Cattolica , don Vitaliano l’ha istituita, non si interessa solo dei vecchi, dei giovani o dei malati, tutti rientrano nella sua attività di uomo e di prete. Bisogna pensare che quando è fuori per i suoi impegni, cerca sempre di tornare il prima possibile, non manca mai dal paese, ha fatto sempre la spola tra il paese e il posto dove lo chiamano”.
Ci sono tantissime persone. Un ragazzo, Simone è il più distaccato,sembra quasi a disagio: “Io sono di sinistra”, dice, “e mi ritengo ateo, ma come tutti quanti i cittadini di Sant’Angelo sono andato in chiesa perché don Vitaliano dice cose giuste per tutti, cristiani e non, e come prete fa cose che non credevo un prete realmente facesse”. Tra le persone giunte fin qui a protestare c’è Anna Zaccaria, autrice di un libro su don Vitaliano:” Accusando don Vitaliano di indisciplina–dichiara- si rischia di far allontanare i preti dall’impegno. Io parlo da cristiana, ho paura per questi provvedimenti perché così non si perde un prete ma si smarrisce invece tutta la comunità. E’ un passo falso per la Chiesa”.
Le risposte che l’abate da alle lacrime delle vecchiette sono molto violente, ha intimato che se Sant’Angelo non accetterà il nuovo parroco, si deciderà per la scomunica della parrocchia. Quando il nuovo prete, don Luciano, decide di intraprendere il passo per la chiesa, centinaia di persone gli sbarrano il passaggio sulle scale:” Di qui passa solo don Vitaliano” gridano. La comunità non lascerà andare don Vitaliano, è con il paese che la curia dovrà scontrarsi. “Sono Zapatisti”, dice ridendo don Vitaliano “resistono”. I polli li frega davvero? Vitaliano arrossisce, ride e poi “ Qui da noi si dice “roba mangiatoria non si porta in confessorio”. Quando cucino però il pollo invito però sempre l’ex proprietario”.
Le motivazioni della sua rimozione sono così assurde da sembrare una burla, invece sono più che serie. Don Vitaliano è anche accusato di blasfemia perché “circola la voce addirittura di espressioni irriguardose e vere bestemmie contro la Beata Vergine”. Senza voler fare paragoni impegnativi, mi viene in mente l’atto d’accusa dell’inquisizione a Giordano Bruno :“Bestemmia la Beata Vergine sostenendo l’impossibilità di ella a procreare vergine”. Le accuse non si rinnovano mai, nulla di nuovo sotto il sole.