articolo del 7/06/2010

I veleni dell’Ecomafia che investe sulla crisi.

Affari ille­galiper 20 mil­iardi. Non solo al Sud. L’emergenza immon­dizia in Cam­pa­nia durata 15 anni è costata cone un paio di leggi finanziarie.

di Roberto Saviano

RACCONTANO che la crisi rifiuti è risolta. Che l’emergenza non c’è più. Gli elenchi dei sol­dati di camorra e ‘ndrangheta arrestati dovreb­bero ras­si­cu­rare che la battaglia è vinta. O almeno, questa è la ver­sione. Molto dis­tante, però, da ciò che real­mente accade. Ogni anno Legam­bi­ente attra­verso il suo Osser­va­to­rio ambi­ente e legal­ità pro­duce sto­rie e numeri: “Ecomafia”.

Quello dei rifiuti è uno dei busi­ness più red­di­tizi che negli anni ha for­ag­giato le altre economie. Come il nar­co­traf­fico, il fare affari con i rifiuti, sot­ter­rare scorie tossiche, dev­astare intere aree, ha per­me­sso alle orga­niz­zazioni crim­i­nali e a sem­plici con­sor­terie impren­di­to­ri­ali di accu­mu­lare cap­i­tali poi nec­es­sari per spe­cial­iz­zarli in altri set­tori. Catene di negozi, imp­rese di trasporti, pro­pri­età di interi con­do­mini, inves­ti­menti nel set­tore san­i­tario, cam­pagne elet­torali. Sono tutte economie sostenute con i rifiuti. Esem­pio lam­pante ne è l’economia cam­pana e i suoi gan­gli politici che si sono strut­turati intorno alla crisi rifiuti. Il mondo intero non si spie­gava come fosse pos­si­bile che un ter­ri­to­rio in Europa vivesse una piaga tanto puru­lenta. Come fosse pos­si­bile che le dol­cis­sime mele annurche o le pre­giate bufale cam­pane, carat­ter­is­tiche pro­prio di quelle zone, potessero trasfor­marsi improvvisa­mente in prodotti ris­chiosi per la salute. Pos­si­bile che con­venga di più avve­lenare che conci­mare e raccogliere?

Evi­den­te­mente sì, basta saperne leg­gere i van­taggi. L’emergenza rifiuti in Cam­pa­nia è costata 780 mil­ioni di euro l’anno. Questa è la cifra quan­tifi­cata dalla Com­mis­sione bicam­erale sul ciclo dei rifiuti nella scorsa leg­is­latura che, molti­pli­cata per tre lus­tri (tanto è durata la crisi), equiv­ale a un paio di leggi finanziarie. Di fronte a cifre come questa è com­pren­si­bile che nes­suno avesse con­ve­nienza a porre rime­dio all’emergenza. Rap­porti di con­sulenza polit­ica, assun­zioni, e persino spe­cial­iz­zazione delle ditte nello smal­ti­mento; oggi le imp­rese cam­pane del set­tore rifiuti, gra­zie anche ai soldi dell’emergenza e alla pub­blic­ità — sem­bra assurdo par­lare di pub­blic­ità, no? — che ne hanno rica­vato, sono tra le più richi­este in Europa.

Ma risol­vere un’emergenza sig­nifica anche non averne più i ben­efici e gli utili. E in ver­ità, nonos­tante i proclami, oggi si è risolto poco. Si è tolta la spaz­zatura dalle strade ma, come afferma chi lavora nel set­tore, è solo fumo negli occhi, per­ché sta per tornarci. “Se non ci saranno altri impianti entro il 2011 la Cam­pa­nia, come molte regioni ital­iane, rischia una nuova crisi rifiuti”. Sono parole dell’amministratore del­e­gato dell’Asia (l’azienda che for­nisce servizi di igiene ambi­en­tale ai napo­le­tani.) Come un tempo, quindi, la spaz­zatura sta di nuovo per essere accu­mu­lata. Resta quindi il prob­lema di scon­giu­rare una crisi da man­canza di dis­cariche. Una crisi che sarebbe estrema­mente grave anche per­ché purtroppo in Italia sono ancora le dis­cariche la valvola di sicurezza del sis­tema rifiuti. Come risulta dal rap­porto di Enea e Fed­er­am­bi­ente queste con­tin­u­ano a ingoiare il 51,9 per cento del totale della spaz­zatura del nos­tro Paese e il 36,5 per cento senza nes­sun trat­ta­mento. Nel Sud le boni­fiche delle terre avve­le­nate da decenni di sver­sa­menti di veleni sono rare e lente. I rifiuti tossici hanno spalmato can­cro prima nei ter­reni, poi nei frutti della terra, nelle falde acquifere, nell’aria. Poi addosso alla gente, nelle loro ossa e nei tes­suti molli. Ogni ciclo di vita è stato compromesso.

La diossina, i met­alli pesanti e le sostanze inquinanti ven­gono ingerite, res­pi­rate, assim­i­late come una qualunque altra sostanza. La pelle di ogni cit­tadino delle zone ammor­bate tra­suda sudore e scorie. Il can­cro ha rag­giunto per­centu­ali molto più alte che negli altri Paesi europei. Gli ultimi dati pub­bli­cati dall’Organizzazione Mon­di­ale della San­ità mostrano che la situ­azione cam­pana è incred­i­bile, par­lano di un aumento ver­tig­i­noso delle patolo­gie di can­cro. Pan­creas, pol­moni, dotti bil­iari più del 12% rispetto alla media nazionale. La riv­ista med­ica “The Lancet Oncol­ogy”, già nel set­tem­bre 2004, parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei ter­ri­tori delle dis­cariche e le donne sono le più col­pite. Ma l’ecomafia non è un fenom­eno che appar­tiene solo al Sud. Nel Sud assume carat­ter­is­tiche total­iz­zanti e più evi­denti: nelle strade si inscena il dramma dei cas­sonetti incen­diati, il puzzo accom­pa­gna ogni movi­mento, e il silen­zio copre ogni cava, ogni sin­golo luogo dove è pos­si­bile accu­mu­lare e nascon­dere. Ma è sem­pre più il nord Italia il cen­tro del vero busi­ness. E la novità di quest’anno, al di là del noto pri­mato di Cam­pa­nia, Cal­abria, Puglia e Sicilia, è che il Lazio si posiziona al sec­ondo posto tra le regioni con il più alto numero di reati ambi­en­tali. Tra le inchi­este più ril­e­vanti del set­tore, nel 2009, ce ne sono alcune con nomi fan­ta­siosi, tal­volta anche vaga­mente famil­iari. “Golden Rub­bish”, “Replay”, “Matassa”, “Ecoterra”, “Serenis­sima”, “Laguna de Cer­dos”, “Park­ing Waste”. Alcune, già dal nome si riescono anche a local­iz­zare geografi­ca­mente, e tutte quelle che ho citato sono inchi­este che riguardano il nord Italia. È evi­dente che il Nord ce la sta met­tendo davvero tutta per non essere sec­ondo al Sud in questa gara all’autodistruzione.

La “Golden Rub­bish” è un’inchiesta che vede coin­volta la provin­cia di Gros­seto, ma ancora con­serva legami con Napoli e la Cam­pa­nia per­ché ha preso le mosse da un’inchiesta che riguar­dava la movi­men­tazione dei rifiuti prodotti dalla bonifica del sito indus­tri­ale con­t­a­m­i­nato di Bag­noli. Si tratta di un traf­fico spaven­toso: un mil­ione di ton­nel­late di rifiuti e un sis­tema che ha coin­volto decine e decine di aziende di caratura nazionale. L’inchiesta “Replay” è tutta lom­barda e l’organizzazione crim­i­nale sgom­i­nata oper­ava tra Milano e Varese. Un affil­iato al clan cal­abrese che fa capo a Giuseppe Ono­rato è finito in manette insieme a un manipolo di col­letti bianchi, tra cui fun­zionari di banche. Lom­barda è anche l’inchiesta denom­i­nata “Matassa”.

il sim­bolo di Legambiente

È trentina, e pre­cisa­mente della Val­sug­ana, l’inchiesta “Ecoterra” che ha bloc­cato un traf­fico illecito di scorie di acciaierie che veni­vano riu­ti­liz­zate, senza alcun trat­ta­mento, per coprire dis­cariche o per boni­fiche agrarie. Come dimen­ti­care Porto Marghera, dove l’operazione “Serenis­sima” ha scop­erto il traf­fico illecito di rifiuti diretti in Cina. Ma anche nelle Marche l’”Operazione Appen­nino” ha inter­cettato un flusso crim­i­nale di scarti derivanti dalle lavo­razioni delle indus­trie agroal­i­men­tari e casearie.

È umbra, invece, nonos­tante il nome spag­no­leg­giante l’operazione “Laguna de Cer­dos” un traf­fico illecito di rifiuti liq­uidi di orig­ine suini­cola per cui la regione e i sin­goli comuni si sono a lungo pal­leg­giati le respon­s­abil­ità. Friu­lana, invece è l’inchiesta “Park­ing Waste” che ha smascher­ato lo smal­ti­mento illecito di med­i­c­i­nali scaduti. In tutte queste inchi­este, l’aspetto che più colpisce è il legame stret­tis­simo che si è cre­ato tra gestori delle ditte di smal­ti­mento, politici locali e isti­tuti di cred­ito pre­senti sul ter­ri­to­rio.
Tra le altre cose, vale la pena ricor­dare che a marzo l’Italia è stata con­dan­nata dalla Corte di Gius­tizia dell’Unione Euro­pea per come ha gestito l’emergenza rifiuti in Cam­pa­nia. È stata con­dan­nata per “non aver adot­tato tutte le mis­ure nec­es­sarie per evitare di met­tere in peri­colo la salute umana e dan­neg­giare l’ambiente”. E nella sen­tenza si legge che l’Italia ha ammesso che “gli impianti esistenti e in fun­zione nella regione erano ben lon­tani dal sod­dis­fare le sue esi­genze reali”.

Come non rimanere col­piti da questo dato: se i rifiuti ille­gali gestiti dai clan fos­sero accor­pati, diver­reb­bero una mon­tagna di 15.600 metri di altezza, con una base di tre ettari, quasi il doppio dell’Everest, alto 8850 metri.
Se un cit­tadino straniero con­ser­vava l’illusione delle colline toscane e del buon vino, delle belle donne e della pizza gus­tata osser­vando il Vesu­vio da lon­tano men­tre il mare luc­cica cristallino, qual­cosa inesora­bil­mente cam­bia. Tutto assume una dimen­sione meno idil­li­aca e più scon­cer­tante. La domanda più sem­plice che viene da porsi è come può un Paese che dovrebbe tutto al suo ter­ri­to­rio, alla sal­va­guardia delle sue coste, al suo cielo, ai prodotti tipici, unici nelle loro carat­ter­is­tiche, per­me­t­tere uno scem­pio sim­ile? La risposta è nel busi­ness: più di venti mil­iari di euro è il prof­itto annuo dell’Ecomafia, circa un quarto dell’intero fat­turato delle mafie. Le mafie attra­verso gli affari nel set­tore ambi­en­tale rica­vano un prof­itto supe­ri­ore al prof­itto annuo della Fiat, che è di circa 200 mil­ioni di euro, e più del prof­itto annuo di Benet­ton, che è di circa 120 mil­ioni di euro. Quindi in realtà usare il ter­ri­to­rio ital­iano come un’eterna miniera nella quale nascon­dere rifiuti è più red­di­tizio che colti­vare quelle stesse terre. Tumu­lare in ogni spazio vuoto disponi­bile rifiuti di ogni genere costa meno tempo, meno sforzi, meno soldi. E dà prof­itti decisa­mente più alti. Bisogna guadagnare il più pos­si­bile e subito. Ogni prog­etto a lungo ter­mine, ogni ipotesi che tenga conto di una dec­li­nazione del tempo al futuro viene vista come per­dente. Un euro non guadag­nato oggi è un euro perso domani. Questo è l’imperativo del nos­tro Paese che vede coin­cidere men­tal­ità dell’imprenditoria legale e crim­i­nale. Per difend­ere il Paese, per con­tin­uare a res­pi­rare, è nec­es­sario com­pren­dere che in molte parti del ter­ri­to­rio il can­cro non è una sven­tura ma è causato da una pre­cisa scelta dec­re­tata dall’imprenditoria crim­i­nale e che molti, troppi, hanno inter­esse a per­pe­trare.
O quello delle eco­mafie diventa il tema prin­ci­pale della ges­tione polit­ica del Paese, o questo veleno ci toglierà tutto ciò che aveva per­me­sso di riconoscere il nos­tro ter­ri­to­rio. La sper­anza è che questo allarme venga ascoltato, e che non si aspetti di sen­tire la puzza che affiori dalla terra, che tutto perda di luce e bellezza, che il can­cro con­tinui a dila­gare prima di decidersi a fare qual­cosa. Per­ché a quel punto sarebbe davvero troppo tardi. E col­oro che sono stati chia­mati i grandi diffam­a­tori del Paese sareb­bero rimpianti come Cas­san­dre colpevol­mente inascoltate.

©2010 Roberto Saviano/Agenzia Santachiara

(Il testo pub­bli­cato è la pre­fazione al vol­ume “Eco­mafia” di Legam­bi­ente che sarà in libre­ria mer­coledì 9 giugno)