articolo del 23/11/2009

Appello sulla giustizia: “Ecco perché non possiamo tacere”.

Saviano scrive al Min­istro San­dro Bondi.

Caro min­istro San­dro Bondi, la ringrazio per la sua let­tera e per l’attenzione data al mio lavoro: ho apprez­zato il suo tono rispet­toso e dialo­gante non scon­tato di questi tempi e quindi con lo stesso tono e atti­tu­dine al dial­ogo le voglio rispon­dere. Come credo sap­pia, ho spesso rib­a­dito che certe ques­tioni non pos­sono né devono essere con­sid­er­ate appan­nag­gio di una parte polit­ica. Ho anche sem­pre inteso la mia battaglia come qual­cosa di diverso da una certa idea di mil­i­tanza che si riconosce inte­gral­mente in uno schieramento.

Ho sem­pre cre­duto che deb­bano appartenere a tutti i prin­cipi che anche lei nom­ina — la lib­ertà, la gius­tizia, la dig­nità dell’uomo e io aggiungo anche il diritto alla felic­ità in qual­si­asi tipo di soci­età si trovi a vivere. E per questo ho sem­pre odi­ato la pre­var­i­cazione del potere, che esso assuma la forma di un sis­tema total­i­tario di qual­si­asi col­ore, o, come ho potuto sper­i­mentare sin da ado­les­cente, sotto la forma del sis­tema camorristico.

Anch’io aus­pico che in Italia possa tornare un clima più civile e ho più volte teso la mano oltre gli stec­cati politici per­ché sono con­vinto che una divi­sione da con­trada per cui rec­i­p­ro­ca­mente ci si den­i­gra e dele­git­tima a bloc­chi, sia qual­cosa che fac­cia male.

Eppure oggi il clima in questo paese è di ten­sione per­ché ognuno sa che, a sec­onda della posizione che intende assumere nei con­fronti del gov­erno, potrà vedere la pro­pria vita diffamata, potrà vedere ogni tipo di den­i­grazione avvenire nei con­fronti dei pro­pri cari, potrà vedere osta­co­late le pro­prie pos­si­bil­ità lavorative.

Qualche giorno fa la Ger­ma­nia mi ha ono­rato del pre­mio Scholl, alla memo­ria dei due stu­denti dell’organizzazione cris­tiana Rosa Bianca, fratello e sorella, gius­tiziati dai nazisti con la decap­i­tazione per la loro oppo­sizione paci­fica, per aver solo scritto dei volan­tini e aver invi­tato i tedeschi a non farsi imbavagliare.

Tutte le per­sone che ho incon­trato lì alla pre­mi­azione, all’Università di Monaco, erano pre­oc­cu­pate per quanto accade oggi in Italia nel campo della lib­ertà di stampa e del diritto. Non era un pre­mio di peri­colosi sovver­sivi o di chissà quali cospi­ra­tori anti-italiani. Tutt’altro. Rac­coglieva cris­tiani tedeschi bavaresi che com­mem­o­rano i loro mar­tiri. Tutti seri­amente pre­oc­cu­pati quello che sta acca­dendo in Italia e tutti pronti a chie­dermi come fac­cio a tenere alla lib­ertà d’espressione eppure a con­tin­uare a lavo­rare in Italia.

Non è un buon seg­nale e, in quanto scrit­tore non posso che rac­cogliere l’imbarazzo di essere accolto come una sorta di intel­let­tuale di un paese dove la lib­ertà d’espressione subisce un’eccezione. Il pro­gramma da lei apprez­zato ha mostrato, in prima ser­ata, il ter­rore causato dal regime comu­nista russo, e per­se­cuzioni cas­triste agli scrit­tori cubani e l’inferno nell’Iran di Ahmedinejad.

Tutto andato in onda in una trasmis­sione come “Che tempo che fa”, su una rete come RaiTre, così spesso tac­ciata di essere faziosa, ide­ol­o­giz­zata, asservita alla sin­is­tra che persino un boss come San­dokan si com­piaceva di chia­marla “Telek­abul”. Questo a dimostrare, Min­istro, quanto siano spesso pretes­tu­ose e false le accuse che ven­gono fatte con­tro chi invece si pre­figge il com­pito di rac­con­tare per bisogno — o dovere — di verità.

Però sono altret­tanto con­vinto che a volte, pro­prio per sem­plice senso civile, non si possa stare zitti. Che bisogna pren­dere posizione al costo di schier­arsi. E schier­arsi non sig­nifica ide­o­logi­ca­mente. La paura che questa legge possa colpire il paese sia per i suoi effetti pratici, sia per l’ingiustizia che rat­i­fica, in me è asso­lu­ta­mente reale e per niente pretes­tu­osa.
In questi anni, ossia da quando vivo sotto scorta, ho avuto modo di poter appro­fondire cosa sig­ni­fichi, tradotto nel fun­zion­a­mento di uno stato demo­c­ra­tico, il con­cetto di gius­tizia. Ho potuto capire che non tocca solo la difesa della legal­ità, ma che ciò che più lo sostiene e lo rende fun­zio­nante è la sal­va­guardia del diritto e dello stato di diritto.

Ho deciso di pub­bli­care quell’appello per­ché la legge sul processo breve mi pare un attacco pesante — non il primo, ma quello che ritengo essere finora il più inci­sivo — ai danni di un bene fon­da­men­tale per tutti i cit­ta­dini ital­iani, di destra o di sin­is­tra, come ho scritto e come credo vera­mente. E le assi­curo che lo rifarei domani, senza tim­ore di essere ascritto a una parte e di poterne pagare le con­seguenze.
Non vi è nulla in quel gesto che non cor­risponda a ogni altra cosa che ho fatto o detto. Le mie posizioni sono queste e del resto non potrei com­por­tarmi diver­sa­mente. Ciò che mi spinge a rac­con­tare, in prima ser­ata, dei truci omi­cidi di due gio­vani donne, la cui colpa era stata uni­ca­mente l’aver man­i­fes­tato in piazza, in maniera pacifica.

Ciò che mi spinge a rac­con­tare dei cri­m­ini del comu­nismo in Rus­sia e dei soprusi delle multi­nazion­ali in Africa non è un “farsi impadronire dal demone della politi­ciz­zazione e della par­ti­tiz­zazione della cul­tura” bensì un altro demone. Quello che ha lo scopo di rac­con­tare le ver­ità o almeno provarci. Un’informazione sco­moda per chi la da e per chi l’ascolta, la osserva, la legge. In Italia la deriva che lo stato di diritto sta pren­dendo è peri­colosa per­ché ha tutte le carat­ter­is­tiche dell’irreversibilità. È per questo che agisco in questo modo, per­ché è l’unico modo che conosco per essere scrit­tore, è questo l’unico modo che conosco di essere uomo.
La saluto con cordialità

© 2009 Roberto Saviano. Pub­lished by arrange­ment with Roberto San­tachiara Lit­er­ary Agency