Addio Pietro, addio Guerriero.

Sono pro­fon­da­mente addo­lorato per la scom­parsa di Pietro Taricone. Abbiamo fre­quen­tato a Caserta la stesso liceo, io e Pietro, il liceo sci­en­tifico Diaz. Lo ricordo quando eravamo ado­les­centi, lui era rap­p­re­sen­tante di isti­tuto, un ragazzo caris­matico, solare e un po’ guas­cone. Nella Caserta di quegli anni la sua rib­alta scon­volse tutti, si sentì aggred­ito da tanto suc­cesso, una luce che la nos­tra terra non è abit­u­ata a rice­vere. E lui sulla soglia del circo medi­atico seppe pren­dersi il suo tempo, scegliere il suo percorso, approfittare dell’opportunità avuta per stu­di­are e migliorarsi. Non farsi ferire dalla bile o dalle accuse per il suc­cesso che in certe parti d’Italia è la colpa peg­giore. Amava volare, “per­ché il cielo non tradisce” come ogni para­cadutista sa. A tradirlo è stato l’atterraggio, è stata la terra. Sof­fro per non essere rius­cito a ringraziarlo, perché all’indomani delle critiche riv­oltemi da Berlus­coni, mi difese pub­bli­ca­mente, cosa non scon­tata per chi viene dalla nos­tra provin­cia. Mi mancherà riconoscere nei sui sguardi e nel suo atteggia­mento l’inconfondibile matrice della mia terra, mi mancherà guardan­dolo ricor­dare la nos­tra ado­lescenza, le man­i­fes­tazioni a scuola, le gite. Quella vita che lo attra­ver­sava e mi contagiava.

Addio Pietro, addio guerriero.

Roberto Saviano