33.

di Roberto Saviano

Volto Santo

Bat­tezzo il locale come lo bat­tez­zarono i nos­tri tre vec­chi ante­nati. Se loro lo bat­tez­zarono con ferri e catene, io lo bat­tezzo con ferri e catene. Alzo gli occhi al cielo e vedo una stella volare è bat­tez­zato il locale. Cade una stella, scende una belata: con parole d’omertà è for­mata soci­età.” Queste le parole di Raf­faele Cutolo sve­late da Giuseppe Mar­razzo nel suo libro “Il camor­rista”, sono pro­nun­ci­ate per bat­tez­zare il luogo dove avverrà l’entrata nella Nuova Camorra Orga­niz­zata.
Il rit­uale di affil­i­azione è in realtà una prassi a metà tra la reli­giosità e l’iniziazione mil­itare, un vero e pro­prio momento cru­ciale nella vita di un indi­viduo parag­o­nabile ai sacra­menti. Anto­nio Bardellino il capo della Nuova Famiglia, il leader negli anni ’80 della cosca dei Casalesi, il boss che si affiliò alla Pizza Con­nec­tion della mafia sicil­iana di Badala­menti Buscetta, portò avanti per un lungo peri­odo il rit­uale della pun­gi­tura mutu­ato pro­prio da Cosa Nos­tra. Il pol­pas­trello destro dell’aspirante affil­iato veniva punto con uno spillo e il sangue fatto colare sull’immaginetta della Madonna di Pom­pei, poi questa veniva fatta bru­ci­ac­chiare su una can­dela e pas­sata di mano in mano a tutti i diri­genti del clan che erano dis­posti in piedi lungo il perimetro di una tavola. Se tutti gli affil­iati baci­a­vano la Madonna, il nuovo pre­sen­tato diveniva uffi­cial­mente parte del clan. La reli­gione è un rifer­i­mento costante per l’organizzazione camor­ris­tica non soltanto come forma scara­man­tica o residuo cul­tur­ale ma come forza spir­i­tuale che ne deter­mina le scelte più intime. Il mes­sag­gio cat­tolico non viene visto in con­trad­dizione con l’attività camor­ris­tica: il clan che final­izza la pro­pria attiv­ità al van­tag­gio di tutti gli affil­iati con­sid­era il bene cris­tiano rispet­tato e perse­guito dall’organizzazione. La neces­sità di uccidere i nemici ed i tra­di­tori viene sen­tita come una trasgres­sione lecita, il non uccidere inscritto nelle tav­ole di Mosè può nell’argomentazione della camorra essere sospeso se l’omicidio avviene per un motivo supe­ri­ore, ovvero la sal­va­guardia del clan, degli inter­essi dei suoi diri­genti, del bene del gruppo e quindi di tutti. Ammaz­zare è un pec­cato che verrà com­preso e per­do­nato da Cristo in nome della neces­sità dell’atto.

Alla Madonna viene infatti chiesto, come accadeva a Rosetta Cutolo che veniva trovata in chiesa nelle ore delle mat­tanze ordi­nate da don Raf­faele, oppure alla moglie di San­dokan devota della Maria San­tis­sima Preziosa, di inter­cedere presso Cristo per far com­pren­dere che la con­danna a morte e la vio­lenza nec­es­saria per le attiv­ità del clan avviene per il bene degli uomini. In breve le famiglie camor­ris­tiche ed in par­ti­co­lar modo i boss mag­gior­mente caris­matici spesso con­sid­er­ano il pro­prio agire come un cal­vario, un assumersi sulla pro­pria coscienza il dolore e il peso del pec­cato per il benessere del gruppo e degli uomini su cui il suo comando regna. A Pig­nataro Mag­giore il defunto boss Raf­faele Lubrano ucciso in un agguato di camorra nel 2002, reli­giosa­mente fece restau­rare a sue spese, nella sala Moscati attigua alla chiesa madre, un affresco raf­fig­u­rante una Madonna. È detta la «Madonna della camorra», poiché a lei si sono riv­olti durante la lati­tanza a Pig­nataro Mag­giore i più impor­tanti boss di Cosa Nos­tra. Non è dif­fi­cile infatti immag­i­narsi Totò RiinaMichele GrecoLuciano Lig­gio Bernardo Proven­zano chini sugli scranni dinanzi all’affresco della Madonna, implo­rare pen­i­tenti d’esser illu­mi­nati nelle loro azioni e pro­tetti nelle loro fughe. Quando don Vin­cenzo Lubrano padre di Raf­faele, è stato assolto in appello, nel processo Imposi­mato, ha orga­niz­zato un pel­le­gri­nag­gio a sue spese con diversi pull­man a San Gio­vanni Rotondo per ringraziare Padre Pio, artefice, sec­ondo lui, dell’assoluzione.

Come i sol­dati della gioventù hit­le­ri­ana ave­vano scritto sulle fib­bie il motto “Gott mit uns” (Dio è con noi), così i sol­dati dei clan spesso hanno por­tato sul corpo tat­u­aggi che dimostra­vano la loro devozione, le col­lane con i volti santi, i brac­cialetti costru­iti con grani di rosario come quello cele­bre di don Lorenzo Nuv­o­letta. Spesso la pas­sione reli­giosa spinge a veri e pro­pri deliri mist­ici come accaduto al boss dei casalesi, Francesco Schi­avone San­dokan che durante il peri­odo di lati­tanza dipingeva volti santi inserendo al posto del volto di Cristo il suo ritratto. Ma sono i mat­ri­moni i veri momenti che cel­e­brano la fedeltà dei clan alla chiesa. Il mat­ri­mo­nio tra Mar­i­anna Giu­liano e Michele Maz­zarella fu un tripu­dio di sfarzo e dimostrazione di pia osser­vanza, furono infatti ver­sati – sec­ondo indis­crezioni – oltre 60 mil­ioni di lire come offerta per la cel­e­brazione. Gli sposi ebbero in dono un enorme cro­ci­fisso in rad­ica di noce con ada­giato un Cristo di prezio­sis­simo cristallo ma il feti­cismo reli­gioso abbonda in tutte le ville dei boss da MaranoCasal di Principe, da Teverola aCas­ape­senna. Statue a grandezza nat­u­rale di Padre Pio, copie di ter­ra­cotta e bronzo del Cristo che campeg­gia a brac­cia aperte sul Pão de Açu­car di Rio, sono pre­senti in moltissime ville di boss della camorra. Pare che Cosimo di Lauro avesse ordi­nato per la sua villa recen­te­mente seques­trata nella zona di Sec­ondigliano, un enorme Padre Pio di ter­ra­cotta col­orata dell’altezza di quat­tro metri. Nel san­tu­ario della Madonna di Pom­pei gli ex voto dei camor­risti si spre­cano. Nella cas­cata di oggetti dorati, nelle sfoglie argen­tate che trac­ciano forme di piedi guar­iti, occhi sal­vati, bam­bini sim­bolo di fer­til­ità con­cessa, campeg­giano anche immag­ini di fucili, pis­tole, coltelli, strani oggetti che sim­bo­leg­giano uno scam­pato peri­colo. Nicola, ex apparte­nente al clan Cesarano mi spiega: “Mi sono sal­vato una volta, quando ero gio­vane, per­ché un proi­et­tile mi è stato devi­ato da una cos­tola. Io non ci credo. Quello che mi ha sparato mi ha sparato al cuore, i medici hanno detto che era una cos­tola, ma per me non è stata la cos­tola ma è stata la Madonna.”

I pen­i­tenti che ogni sette anni a Guardia San­fra­mondi per la festa dell’Assunta si bat­tono ripetu­ta­mente e per oltre dod­ici ore il petto con una spugna di sug­hero con trenta­tre spilli o chiodi, sono anon­imi fedeli ma è notizia dif­fusa che molti di loro sono affil­iati non solo della Camorra ma anche della Sacra Corona Unita e della N’drangheta e dopo aver scon­tato le pene del carcere deci­dono di scuoiarsi il petto volendo scon­tare anche le pene dell’anima. Tra loro spesso anche molte donne con figli caduti nelle guerre di clan. Anche il bat­tes­imo ha una sua meta­mor­fosi nella crim­i­nal­ità orga­niz­zata. Il bat­tes­imo in chiesa viene pre­ce­duto spesso da un vero e pro­prio bat­tes­imo di clan come avveniva per la vec­chia n’drangheta. Rac­conta l’ex ndrangh­estista Anto­nio Zagari autore di “Ammaz­zare stanca” che quando nasceva un figlio di uno ndranghetista veniva preso in brac­cio nudo dalla madre, il padre gli avvic­i­nava un coltello ed un mazzo di chi­avi, a sec­ondo di cosa il bimbo toc­cava si prevedeva il suo des­tino, di uomo d’onore se toc­cava il coltello, e di sbirro se toc­cava le chi­avi. Ovvi­a­mente il padre avvic­i­nava alle manine il coltello e allon­tanava le chi­avi. Quando il bimbo toc­cava la lama la madre girava pan­cia sotto il bam­bino ed il padre sputava nell’ano del pic­colo così che dal suo corpo l’onore non sarebbe mai più uscito. Anche oggi sem­brano esser tor­nate in voga le rit­u­al­ità di affil­i­azione, e il sim­bolismo reli­gioso torna ad imper­are tra le dinamiche di camorra.

Scampia nei lab­o­ra­tori di stoccag­gio della droga gestiti dal clan di Paolo Di Lauro ven­gono tagliati trenta­tre panetti di has­cisc per volta, come gli anni di Cristo poi ci si ferma per trenta­tre minuti, si fa il segno della croce e si riprende il lavoro. Una sorta di omag­gio a Cristo per propiziarsi guadagni e tran­quil­lità. Lo stesso accade con le bus­tine di coca che spesso prima di essere dis­tribuite ai pusher, il capo­zona bagna e benedice con l’acqua di Lour­des sperando che le par­tite non ucci­dano nes­suno, anche per­ché della cat­tiva qual­ità della roba ne rispon­derebbe lui diret­ta­mente al clan. Anche i rit­u­ali di affil­i­azione sem­brano essere tor­nati in voga soprat­tutto negli ultimi anni dove i clan sec­ondiglianesi ma anche quelli del cen­tro storico stanno affil­iando per la prima volta nella sto­ria della camorra ragazz­ini dai 12 ai 17 anni e quindi si neces­sita per respon­s­abi­liz­zarli, di un vero e pro­prio sim­bolo di apparte­nenza che stringa le loro volontà e trasformi la loro età in una veloce matu­rità di soldato. Viene dato appun­ta­mento quasi sem­pre di domenica fuori ad una chiesa, lì si incon­trano tutti i ragazz­ini che vogliono entrare nel clan l’uomo che li pre­senta ed ovvi­a­mente un capo­zona. Dopo aver assis­tito alla messa ed aver fatto la comu­nione una stretta di mano tra il ragazz­ino e tutti i mem­bri dec­reta l’affiliazione. Se qual­cuno non gli da la mano il ragazz­ino non entra nel clan. Solo un’ingenua let­tura può con­sid­er­are questi con­nubi tra reli­gione e camorra come man­i­fes­tazioni di un trib­al­ismo met­ro­pol­i­tano, o tracce d’una arretratezza feu­dale incas­to­nata nell’anello di bril­lanti della moder­nità. Il senso reli­gioso dei cartelli crim­i­nali che sem­pre più dis­met­tono il rap­porto con le per­iferie e quindi la cul­tura del mar­gine si accresce con il potere eco­nom­ico, poiché come scrive Max Weber è pro­prio nella gab­bia d’acciaio dell’economia che l’uomo ritrova come unico senso quello della reli­gione. Il sistema-camorra è un potere quindi che non coin­volge soltanto i corpi né dispone soltanto della vita di tutti, ma pre­tende di artigliare anche le anime.

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Pub­bli­cato sul Cor­riere della Sera-Corriere del Mez­zo­giorno il 13 Marzo 2005