Il teatro è uno spazio altro, altro dai media, altro dai fogli. Né piazza né stanza. Nei teatri si va ad ascoltare chi non può più parlare altrove. Si sceglie di discutere dei nuovi percorsi, guardandosi in faccia, sentendosi rimbalzare le proprie parole sui corpi di chi ti è di fronte. Sentendosi con l’olfatto gli uni con gli altri. E la parola “civile” mi piace vederla accanto al termine “teatro”: l’unione di questi arti giustapposti credo possa essere utile non per l’aggiunta di valore che dà a un progetto o a una dimensione artistica, quanto perché dimostra sin dove quella dimensione artistica possa arrivare, colmando ciò che manca. Fuori dal teatro e dall’arte manca un’inchiesta, manca il racconto di una tragedia, manca una mappatura di possibili felicità, manca chi dà eco alle urla, manca chi riscrive storie, chi trova colpevoli, chi fa cronaca, chi fa bibliografie di testimonianze. E il paradosso è che proprio il teatro, in assoluto il luogo della menzogna, della rappresentazione della finzione, diventa talvolta il luogo della verità possibile. Una verità messa a fuoco attraverso strumenti che non rendano semplice ciò che è complesso, ma che rendano ciò che è complesso quantomeno visibile e leggibile. La verità è ciò che più mi ossessiona. E su questo palco cercherò di raccontarla attraverso le storie di coloro che hanno usato il proprio talento per sconfiggere l’inferno.
Roberto Saviano

